L’autore


Fabrizio De Fabritiis

Sono nato in un paese dell’Abruzzo, Penne, tra il mare e il Gran Sasso, dove ho frequentato le scuole fino al liceo, per poi trasferirmi a Milano dove mi sono laureato in Economia Politica alla Bocconi con il massimo dei voti. 

Mi considero, in un certo senso, un figlio d’arte, anche se mancato. Il mio nonno materno era il pittore Alfonso Rossetti (Sulmona, 1867-1935), allievo e seguace di Francesco Paolo Michetti, mentre mio padre, Alfredo De Fabritiis (Penne, 1925-2012), oltre che insegnante di arte dei metalli nel locale Istituto d’Arte e poi preside, realizzava opere di rame smaltato e sbalzato. Mia madre, Elia Rossetti (Sulmona, 1922-Penne 2010) scriveva belle poesie.

Io, invece, mi sono sempre occupato di cibo per il corpo e per la mente, sviluppando prima una forte attività di consulenza e editoriale nella gestione di servizi di ristorazione e ristoranti di primario rilievo nazionale poi come dirigente della Arnoldo Mondadori Editore in qualità di responsabile delle librerie e infine come amministratore di società di ristorazione. Ho realizzato molti progetti sull’agricoltura occupandomi di agricoltura periurbana, del rapporto tra città e campagna, dei nuovi ortaggi esotici per i nuovi cittadini della città.

Credo nella legalità e mi occupo di reportistica sociale, 231 e anticorruzione. Penso che il modello cooperativo sia ancora valido e possa essere utilmente impiegato. L’innovazione tecnologica mi affascina e per qualche anno ho organizzato una fiera specializzata sui droni.  

Vado in bicicletta, mi piacciono il mare e la montagna, i viaggi spaziali, l’arte, la musica, i gatti, la cucina, leggere, ballare. 

Ho iniziato a occuparmi di cambiamento climatico, la nostra sfida più grande, dopo aver letto Il Sussurro del mondo di Richard Powers. Abbiamo bisogno di un punto di vista forte che ci orienti, mettendo sullo stesso piano noi, le piante e gli animali. Osservare i temi ambientali attraverso l’arte, nelle sue diverse manifestazioni, può darci quell’emozione necessaria a renderci conto della loro urgenza, perché come ha detto lo stesso Powers ”saranno le emozioni a salvarci”.