A Lodi la Natura Risponde

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Natura Risponde-Foto © Alberto Messina

A Lodi è ancora visitabile la mostra collettiva Natura Risponde curata da Angela Madesani e organizzata dall’ Associazione21, promossa nel 2019 dall’artista Pierpaolo Curti assieme ad un gruppo di amici. Curti ci tiene però a precisarmi che qui è presente in veste di operatore culturale e di guida e non espone le sue opere anche se alcune di queste sono però visibili nel suo studio che si trova a fianco allo spazio in cui si svolge la rassegna. L’associazione non ha avuto vita facile perché, subito dopo la sua costituzione è incappata nel Covid che nel territorio lodigiano ha avuto avvio. Oggi, pertanto, mentre stiamo cercando di lasciarci alle spalle questo periodo, una esposizione sull’argomento natura è l’occasione per interrogarci sulla relazione tra le forme dell’agire umano e le conseguenze che esso provoca e che si ripercuotono sullo stesso.

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Sensibilizzare con la bellezza: le diatomee del progetto Rewild di The Curators Milan

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Rewild prologue: Diatoms in the multivers – Foto Opera Olografica 2 by The Curators Milan

Quale è il modo migliore per sensibilizzare la popolazione e le sue fasce più giovani al tema dei cambiamenti climatici? Alcuni artisti hanno scelto di ricercare nella bellezza dell’ultra-piccolo il modo per creare curiosità e interesse negli osservatori. È il caso del primo appuntamento del ciclo Rewild, Rewild prologue: Diatoms in the multivers, in corso fino al 21 marzo alla Galleria Il Vicolo di Milano e che si snoderà per tutto il 2021 attraverso sei eventi: due dedicati all’acqua (di cui questo è il primo), due alla Terra e uno rispettivamente all’uomo e al futuro. In questo prologo, la scultura Dardo di Ludovico Bomben dialoga con l’ologramma di una diatomea, mettendo in contrasto la fisicità di una lunga freccia in equilibrio su una punta verticale, con la visualizzazione artistica di un essere microscopico di enorme fascino e importanza.

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Le architetture (e i comportamenti) criminali secondo Adelaide Di Nunzio

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Adelaide Di Nunzio-Architetture criminali-Unfinished 007

Le cause dei cambiamenti climatici e ambientali, di cui parliamo nella Città Vegetale, ruotano fondamentalmente attorno a due definizioni: Antropocene e Capitalocene. Secondo la prima essi sono causati dall’attività umana successiva alla rivoluzione industriale, per la seconda la responsabilità è del modo di produzione capitalistico, privato o di stato. La fotografa e artista Adelaide Di Nunzio (Napoli-1978) con il suo libro Architetture criminali (Crowdbooks-2020) introduce una terza causa: la criminalità. La pubblicazione, risultato di oltre dieci anni di viaggi e servizi in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, testimonia gli effetti sul paesaggio e sull’ambiente dell’attività delle organizzazioni criminali, ma anche di scelte politiche e di decisioni amministrative errate. Il suo lavoro è animato da un forte impulso etico, che si può condensare nella sua massima “la denuncia fotografica è un atto d’amore verso la società”. Per lei il fotogiornalismo è un lavoro antropologico e sociale, che coglie gli esseri umani sul palcoscenico della vita, per stimolare una riflessione, come testimoniato anche dai suoi altri lavori: The skin, ispirato al romanzo La pelle di Curzio Malaparte e My women, una ricerca sulla condizione femminile, in cui interviene con pittura e segni sul corpo nudo delle donne.

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Underland: il viaggio di Robert Macfarlane nel mondo di sotto

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Stanley Donwood- Nether – Copertina del libro di Robert Macfarlane Underland-2019 (particolare)

Ricordate The Core, il film di fantascienza di Jon Amiel del 2003? Una serie di strani fenomeni, l’improvvisa morte di persone portatrici di pacemaker o la perdita dell’orientamento di gruppi di piccioni che vanno a schiantarsi contro gli edifici, viene attribuita al collasso del campo elettromagnetico terrestre causato dalla mancata rotazione del suo nucleo esterno. Per rimetterlo in movimento viene allestita una speciale “nave” chiamata “Virgil” che, grazie a un potente laser, è capace di penetrare nel sottosuolo, perforando e sciogliendo la roccia. Il suo compito sarà quello di giungere fino al nucleo e farlo ripartire con l’esplosione delle bombe termonucleari di cui è armata. Superando una serie di imprevisti e grazie al sacrificio di parte dell’equipaggio, l’operazione andrà a buon fine e il mondo sarà salvo.

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Le lucciole di Pasolini rischiarano ancora il nostro cammino

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Paola Di Bello – Lucciole – 1988 1991

All’inizio di ottobre, avevo visitato due mostre: quella di Cristóbal Gracia (Città del Messico 1987), intitolata “Lucciole nella terza natura” alla Galleria Viasaterna e “Cittadini” di Paola Di Bello (Napoli 1961) alla Galleria Bianconi. In quest’ultima esposizione, di cui ho già parlato il 5 ottobre e in cui quasi tutte le opere raffiguravano essere umani o la loro attività, mi aveva incuriosito la presenza di due opere (apparentemente fuori tema ma di questo parlerò prossimamente), chiamate “Lucciole” che erano state ottenute facendo camminare alcune di queste su della carta fotosensibile. Si dice che due indizi sono una coincidenza ma il comunicato della mostra di Gracia conteneva un riferimento ad un saggio del 2009 dello storico dell’arte G.D. Huberman, “Come le lucciole. Una politica delle sopravvivenze”, a commento dell’Articolo delle Lucciole, pubblicato da Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera del 1 febbraio 1975. A questo punto gli indizi erano più che sufficienti a provare che dovevo occuparmi delle lucciole.

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Riflettere sul tempo: l’arte di Sophie Ko

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Sophie Ko – Geografia Temporale. I figli di Medea- 2019

Sophie Ko (Tbilisi–1981), vive e lavora a Milano, dove si era trasferita per frequentare il biennio di specializzazione all’Accademia di Brera, dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Tiblisi. Avevo visto la sua ultima mostra, “Atti di resistenza” alla Galleria Building, a febbraio di quest’anno, che mi era piaciuta molto per i materiali e i colori impiegati: polveri di tonalità rinascimentale, oro, ali di farfalle, anche se non ne avevo compreso appieno il significato. Per descrivere brevemente le sue opere, senza rendere loro giustizia, posso dire che esse consistono, nella maggior parte dei casi, in grandi teche che contengono ceneri o pigmenti colorati, a volte sovrapposti, che nel momento in cui vengono issate in posizione verticale, subiscono l’azione della forza di gravità che produce effetti fisici: crepe, rotture, cedimenti e cromatici, in continuo cambiamento. L’intento di Sophie Ko non è però solo estetico; le sue opere sono la rappresentazione di un obiettivo e di un pensiero complessi: dare forma visibile al tempo e quindi al moto incessante della vita e della morte.

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Bathygraphica. Come gli abissi marini divennero visibili grazie al lavoro della scienziata Marie Tharp e del pittore Heinrich Berann.

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Heinrich Berann – Manuscript painting of Heezen Tharp World ocean floor -1977

La Giornata Mondiale degli Oceani si celebra l’8 giugno ed è l’occasione per riflettere sulla loro importanza. Essi coprono il 71% della superficie del globo terrestre, producendo il 50% dell’ossigeno e intercettando il 30% di tutta l’anidride carbonica. Questi benefici sono minacciati dall’aumento della loro temperatura media che non deve superare i 15° e dai rifiuti plastici che creano vere e proprie isole, con conseguenze per pesci e uccelli.

Nonostante siano stati percorsi sin dall’antichità, fino alla prima metà del ventesimo secolo è stato impossibile far giungere fin nelle loro profondità il nostro sguardo. I circa undici chilometri della Fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica, sono da considerarsi, per quanto riguarda la visibilità, alla pari dello spazio cosmico più profondo, senza però che ad oggi, a differenza che per quest’ultimo, sia stato possibile realizzare un “telescopio” che ci consenta di osservare cosa accada sul fondo del mare.

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Uomini, natura e denaro nel “Capitalocene” di Silvio Valpreda

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Silvio Valpreda-Illustrazione dal libro “Capitalocene. Appunti da una nuova era” (dettaglio)-2020

Ci sono argomenti complessi che non sono di facile spiegazione. Per fortuna ci sono autori che, grazie ai particolari strumenti di cui dispongono, sono in grado di renderli facilmente comprensibili, come nel caso di Silvio Valpreda e del breve libro “Capitalocene. Appunti da una nuova era”, da poco uscito in libreria. Silvio Valpreda (1964), di formazione ingegnere meccanico, è un designer, artista e scrittore che da anni conduce una particolare ricerca legata alle questioni sociali, impiegando grafica, fotografia e scrittura come mezzi di indagine parallela.

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Novacene: l’era dei Cyborg

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Neil Harbisson – Sonochromatic – New York – Art Pollock Gallery – 2014 CC BY-SA

È uscito da pochi giorni, in Italia, il libro di James Lovelock “Novacene. L’età dell’iperintelligenza”, pubblicato da Boringhieri. Lovelock è uno scienziato noto per aver teorizzato, nel 1973, la Terra come un unico sistema vivente, chiamato con il termine Gaia, ma anche per aver ideato tanti brevetti alla base dell’esplorazione dell’Universo. Negli anni ’70, realizzò un dispositivo per la ricerca di composti organici, inviato su Marte con le sonde Viking.

Secondo Lovelock, stiamo per entrare in una nuova era geologica, il Novacene. Per spiegare questa intuizione, ripercorre la storia di Gaia, descrivibile in tre fasi fondamentali, a partire dal ruolo del sole per lo sviluppo del sistema vivente.

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Aria e Fuoco. Aerocene o Pirocene?

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Aerocene-flights – licensed under CC BY SA 4.0 – 2020

Secondo i primi filosofi greci, terra, fuoco, acqua e aria erano i quattro elementi che, interagendo tra loro, avevano dato origine al mondo. A distanza di oltre duemila anni, questa intuizione mantiene ancora la sua attualità. I timori per l’ambiente, infatti, ruotano attorno allo stato di conservazione di questi quattro elementi o alle conseguenze di un loro uso dissennato. Su questi argomenti può accadere però che arte e scienza abbiano visioni opposte, come quando, ad esempio si parla di aria e fuoco, ovvero di Aerocene e Pirocene, le nuove Ere a loro collegate, in cui si troverebbe la Terra.

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