A Ngaren, il Museo dell’Umanità, l’arte avrà un ruolo fondamentale.

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Ngaren Masterplan-Artist’s impression of the Orientation hall at Ngaren By Davide Bonadonna

La Città Vegetale si era occupata di Ngaren (L’inizio), il Museo dell’Umanità ideato dal paleoantropologo Richard Leakey, all’inizio di ottobre dello scorso anno. Torniamo sull’argomento perché è stato ultimato e diffuso il masterplan finale del progetto che delinea la fisionomia e il cronoprogramma dell’iniziativa. Il museo sorgerà nei pressi di Nairobi, capitale del Kenya, dove Leakey ha condotto le sue ricerche sull’origine della vita, nel corso delle quali, nel 1984, nei pressi del lago Turkana, era stato ritrovato lo scheletro completo di un ominide morto a 10 anni e risalente a 1,6 milioni di anni fa, denominato poi Ragazzo di Turkana. La realizzazione del museo, con una superficie di circa diecimila metri quadri, richiederà cinque anni (l’apertura è prevista per il novembre del 2026) con un investimento di cento milioni di dollari. A regime i visitatori dovrebbero essere un milione l’anno. Ngaren ambisce ad essere non solo il principale e più innovativo museo del continente africano ma anche a rappresentare al tempo stesso un primo esempio di museo del futuro. Di questo ho parlato con Federica Crivellaro, paleoantropologa e consulente del progetto per lo sviluppo dei contenuti e delle esposizioni.

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A Lodi la Natura Risponde

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Natura Risponde-Foto © Alberto Messina

A Lodi è ancora visitabile la mostra collettiva Natura Risponde curata da Angela Madesani e organizzata dall’ Associazione21, promossa nel 2019 dall’artista Pierpaolo Curti assieme ad un gruppo di amici. Curti ci tiene però a precisarmi che qui è presente in veste di operatore culturale e di guida e non espone le sue opere anche se alcune di queste sono però visibili nel suo studio che si trova a fianco allo spazio in cui si svolge la rassegna. L’associazione non ha avuto vita facile perché, subito dopo la sua costituzione è incappata nel Covid che nel territorio lodigiano ha avuto avvio. Oggi, pertanto, mentre stiamo cercando di lasciarci alle spalle questo periodo, una esposizione sull’argomento natura è l’occasione per interrogarci sulla relazione tra le forme dell’agire umano e le conseguenze che esso provoca e che si ripercuotono sullo stesso.

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Luca Trevisani ci porta “In Bocca” al cibo

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Luca Trevisani-In Bocca-Galleria Pinksummer-Genova-2021-Foto Giulio Boem

Immaginate una stanza completamente bianca. Bianchi il pavimento, le pareti, le volte e gli infissi. Anche l’aria sembra piena di pulviscoli dello stesso colore. E voi e i vostri abiti, se poteste guardarvi, vi sentireste così. Il tempo e i suoni sono sospesi, come quando siete di fronte a un paesaggio innevato. Davanti a voi ci sono tre teche trasparenti e solo dopo un po’ vi accorgete che non sono sospese ma che sono appoggiate su delle basi di legno scuro. Vi avvicinate a quella più vicina a voi con un certo timore e quando guardate all’interno vedete degli oggetti che faticate a riconoscere, hanno qualcosa di familiare, sapete di conoscerli eppure non riuscite a capire cosa sono. Sembrano dei fossili, risultato dell’agire del tempo sulla materia biologica ma potrebbero essere anche dei reperti di uno scavo archeologico: piccole ciotole, monili, bicchieri, grandi crateri impiegati per cucinare, di cui è rimasta solo una sottile lamina. Poi, pian piano, si fa strada in voi il ricordo di quelle forme, sono vegetali, sono cibo, che pur vedendoli ogni giorno, anzi forse perché li vedete ogni giorno, avete fatto fatica a riconoscere.

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