La scultura immateriale di Corrado Bove

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Corrado Bove – Senza Titolo (Nautilus 0055 n.5) – stampa digitale in quadricromia su vetro satinato, 100×100

Corrado Bove ha presentato a The Open Box di Milano, in collaborazione con la Galleria d’Arte De Chirico, la mostra Infinito Indefinito Ignoto, curata da Gaspare Luigi Marcone, punto di arrivo della ricerca che porta avanti da anni, di progressiva smaterializzazione della scultura, oggi trasformata in punti, pixel fotografici, per poterne penetrare la struttura e giungere a farne pura visione. Nato a Bergamo da genitori pugliesi nel 1974, dopo alcuni anni si trasferisce a Corato (BA) dove frequenta l’Istituto d’Arte e si diploma in metalli e oreficeria. Frequenta poi l’Accademia di Belle Arti di Bari nella sezione scultura senza però terminarla. Abituato da sempre a lavorare con diversi materiali ha portato avanti negli anni un percorso tra due poli, tra l’artigianato artistico, il restauro, il design e l’arte, uno più materiale è più necessario alla sopravvivenza ed uno più immateriale in cui si esprime questa sua pulsione ad andare al di là della materia.

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Art Fair ha compiuto 50 anni

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Getulio Alviani – Interrelazione Speculare – Acciaio – 1962

Si è conclusa lunedì 5 Febbraio a Bologna la cinquantesima edizione di Art Fair, fiera d’arte moderna e contemporanea, giunta alla sua edizione d’oro. La manifestazione era articolata in diverse sezioni: Main Section; Percorso, Fotografia e immagini in movimento, Pittura XXI e Multipli, per un totale di 171 gallerie espositrici.

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La Vita e l’Arte per Sara Montani

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Sara Montani – Come ci si muove irrequieti sempre a cercare quel che si è trovato – 1996 – Tecnica mista e chiave – 50×70

Ho incontrato Sara Montani (Milano, 1951) nel suo studio a dicembre, poco prima di Natale, dopo averla conosciuta ad ottobre a Milano Scultura, dove aveva esposto degli abiti irrigiditi nella resina o che avevano lasciato la loro impronta sul plexiglas, in modo da fornire a questi indumenti storicità e una durata nel tempo al di là della loro caducità. Il luogo in cui lavora è la rappresentazione di una lunga carriera, pieno di opere e materiali disposti con ordine. Poiché Sara Montani è un’artista che oltre ad aver lavorato molto si è anche raccontata, con una capacità di autoanalisi non indifferente, nel suo libro d’artista Vivere l’arte pubblicato da Silvana, è possibile cogliere dal suo racconto quelle che sono alcune tracce interpretative della sua attività.

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Sentieri d’Arte nei boschi di Cortina- intervista a Fulvio Chimento

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Baita Lerosa, ph. Matteo Schiavoni 2022

A dicembre 2023 la Casa degli artisti di Milano ha presentato i due volumi: Artemide’s / di Artemide + Lerosa Chronicles (Edizioni Quodlibet, 2023), che sono dedicati alla terza edizione di Sentieri d’Arte a Cortina, progetto ideato da Fulvio Chimento e Carlotta Minarelli. Il progetto artistico del 2022, I giardini di Artemide, è stato ispirato da alcune pagine scritte da Giovanni Cenacchi: scrittore, alpinista, conoscitore dei sentieri intorno a Cortina, e che, in Dolomiti cuore d’Europa (Hoepli, 2021), definisce il sentiero di Pian de Ra Spines come un luogo ideale per accogliere la dea Artemide, a causa della sinuosità delle rive del vicino torrente Boite e la ricca presenza di boschi. Lungo il sentiero di Pian de Ra Spines, infatti, è presente la maggior parte delle opere allestite per Sentieri d’arte.

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Buon Natale e Buon 2024

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Sandro Botticelli (1445-1510) – Natività mistica – 108,5×75 cm – Tempera su tela – 1501 –
National Gallery Londra

Ci sono molte interpretazioni di questo opera, poco conosciuta, di Sandro Botticelli e il cui titolo è un’attribuzione recente, dipinta nel periodo in cui a Firenze era forte l’influenza del frate Gerolamo Savonarola, priore del convento di San Marco e di cui l’artista se non ne fu seguace avrebbe avvertito l’influenza che si tradurrebbe in una rinuncia alle regole della prospettiva e in figure spigolose.

A mio avviso l’opera colpisce per la sua singolarità e la sua gioiosità.

Al centro, in quella che non è né una capanna, né una grotta e che potrebbe ricordare quasi la tomba in cui sarà collocato il corpo una volta deposto dalla croce, anche se qui il fondo è aperto in modo da far vagare lo sguardo sul bosco alle spalle, sta la scena della natività con una Madonna che per le sue dimensioni domina la scena . Il Bambino è deposto su una stuoia e Giuseppe, quasi a ribadire il suo ruolo di non protagonista è accovacciato, forse provato dalla stanchezza.

Sulla sinistra i tre re magi sono accompagnati da un angelo che posta nella mano sinistra un ramo d’ulivo. A destra un altro angelo, sempre con un ramo di ulivo, invita dei pastori.

Sul tetto tre angeli sono vestiti con abiti i cui colori simboleggiano la Fede (bianco), la Carità (rosso) e la Speranza (verde).

In alto, di fronte a quella sembra un’apertura (forse del Paradiso), dodici angeli danzano tenendosi per mano. In basso invece tre angeli aiutano altrettanti uomini a rialzarsi mentre ai loro piedi dei demoni fuggono nascondendosi nella terra.

Nella parte alta un’iscrizione, piuttosto oscura, rappresenta forse una concessione alla predicazione del Savonarola. Ciononostante io penso che l’atmosfera di gioia della Natività non sia sparita.

TANTI AUGURI

Il Tempo Perso di Gonzalo Borondo

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Gonzalo Borondo – Tempo Perso – ph Roberto Conte

Consiglio vivamente la visita alla mostra Tempo Perso di Gonzalo Borondo (Segovia, 1989) in corso alla Galleria Tempesta di Milano fino al 1° marzo 2024, il cui titolo va inteso nell’accezione di tempo storico e cioè perduto, trascorso, che ha a che fare con la memoria individuale e collettiva, con l’identità di persone e popoli, con la storia, con ciò che in queste non è più visibile, non è più presente perché mescolato con altri tempi, altri ricordi, altre memorie. Affacciatosi sulla scena artistica come street artist con capacità e peculiarità tutte sue, egli unisce la capacità di controllo scenografica dello spazio a una intensa ricerca sui luoghi, sulle architetture e quindi sul tempo che le opere degli uomini rappresentano. In un momento in cui tutti parlano di ambiente ci ricorda che lo spazio che ci circonda è definito storicamente.

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Le soluzioni circolari di Luca Locatelli in mostra a Torino

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Ice Cave – Vatnajökull, Islanda, 2022 © Luca Locatelli

Fino al 18 febbraio 2024 alle Gallerie d’Italia di Torino si può visitare la mostra “LUCA LOCATELLI. THE CIRCLE. Soluzioni per un futuro possibile” a cura di Elisa Medde. Luca Locatelli (Pavia, 1971) ha vinto nel 2020 il primo premio del prestigioso World Press Photo nella sezione Environment Stories e ha passato molti anni a documentare e ricercare le esperienze più significative nell’ambito della “economia circolare”. L’esposizione è il risultato dell’indagine svolta per conto di Intesa Sanpaolo con cui il fotografo italiano ha viaggiato negli ultimi due anni attraverso l’Europa alla ricerca di pratiche e storie emblematiche e replicabili che aprissero il dibattito sulla transizione ecologica e sullo stato del pianeta.

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A Venezia c’è una foresta invisibile

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Fabrice Hyber – Reborn – 2023 – Hyberglass – Proprietà Fondazione Louis Vuitton Fabrice Hyber

Abbiamo già incontrato Fabrice Hyber (1961), in occasione della mostra Siamo Foresta svoltasi alla Triennale di Milano e conclusasi il 29 ottobre, dove le opere di questo artista francese accompagnavano disegni e realizzazioni dell’artista yanomami Sheroanawe Hakihiiwe (1971). Ora lo ritroviamo, fino al 7 gennaio del prossimo anno, allo spazio Louis Vuitton di Venezia con un’opera intitolata La Foresta Invisibile, dove immagina di collocare Venezia sulla immaginaria canopia di vetro degli alberi di rovere o quercia, su cui questa città è fondata.

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L’arte delle relazioni di cura ad Artissima 2023

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Samuel Norom – Once in a blue moon – 2023 – african wax print fabric – Credits Primo Marella Gallery

La trentesima edizione di Artissima si è chiusa con i numeri lusinghieri di 34.000 visitatori delle 181 gallerie che hanno portato all’attenzione del pubblico circa 1.500 opere. Il tema della rassegna, Relations of Care, era ispirato a un concetto sviluppato dall’antropologo brasiliano Renzo Taddei, Professore di Antropologia presso l’Universidade Federal de São Paulo in Brasile, un autore molto poco noto in Italia, dove non è stato tradotto alcun suo libro, dedicato a formulare un’ipotesi di superamento delle crisi del nostro tempo, prendendo ispirazione dal pensiero indigeno amazzonico e individuando la cura dell’ambiente e della natura circostante, come elementi fondamentali alla sopravvivenza. Non è stato facile riscontrare lo svolgimento del tema che in molti casi non è stato tenuto in alcuna considerazione. Al termine della visita però, riguardando foto e bigliettini, mi è sembrato emergesse che la sua trattazione fosse legata sì ai soggetti ma soprattutto ai materiali impiegati, per lo più sculture in metallo, resine, legno, tessuti e a poche opere pittoriche, come se questa tecnica fosse oggi meno immediatamente capace di realizzare la trattazione del tema.

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Le barche bronzee di Sophie Ko per navigare in un tempo inquieto

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Sophie Ko – Una barca – 2023 – bronzo – esemplare unico – cm 35 x 30 x 15 circa.
Courtesy l’artista e Renata Fabbri gallery. Foto di Alberto Fanelli

A Bergamo, nascosto in pieno centro, esiste un piccolo luogo del cuore, il parco Caprotti, creato a fine ‘800 dall’imprenditore Carlo Caprotti (1846-1926), un importante industriale tessile, che lo pose a completamento della sua abitazione sita in via Tasso. Ispirato ai criteri romantici, fu progettato in modo da creare scorci di paesaggio intesi a suggestionare e a creare stati d’animo nel frequentatore, secondo le linee magistralmente illustrate da Michael Jakob nei suoi libri. All’ingresso da via Verdi è collocato un piccolo Padiglione del Tè, realizzato nel 1891, finemente decorato con fregi ispirati al corteggiamento amoroso. Qui l’associazione Contemporary Locus, che ha come suo obiettivo la riscoperta di angoli della città, ha chiesto all’artista Sophie Ko (Tbilisi–1981) di effettuare un intervento interpretando con la sua sensibilità lo spazio a disposizione e il suo rapporto con il parco.

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