Cristina Volpi ha levato l’àncora

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Si è svolta a Milano, nello studio museo Francesco Messina, nell’ambito delle manifestazioni del Fuori Salone, l’edizione 2021 di Terra Migaki Design, la manifestazione che promuove la realizzazione di edifici, finiture e oggetti in terra cruda, coordinata dall’arch. Sergio Sabbadini, di cui avevo parlato lo scorso anno. L’edizione di quest’anno, denominata con il termine giapponese Sozai (materie prime), era dedicata al tema del design sostenibile. L’evento comprendeva anche alcune installazioni artistiche, tra cui l’opera di Cristina Volpi (Saronno, 1975) Terra Àncora, terra ancora, che rappresenta un punto di svolta nella sua produzione. Lo spazio espositivo, ospitato nella chiesa sconsacrata di San Sisto al Carrobbio, si presta particolarmente, con i suoi diversi livelli (la cripta, la navata e la volta), per gli interventi della Volpi che lo sente come luogo dell’anima, della coscienza, dell’inconscio e dell’ultraterreno ma anche della consapevolezza del sé.

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La Città Vegetale va in vacanza. Ecco le mie proposte di lettura per l’estate

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La copertina del libro di Eduardo Kohn Come pensano le foreste

Care lettrici e Cari lettori, a luglio e agosto, La città vegetale-l’ambiente visto attraverso l’arte non pubblicherà i propri articoli con la solita periodicità settimanale del lunedì, ovverossia potranno esserci nuovi articoli ma senza una scadenza fissa. Questo perché l’autore sente il bisogno di studiare e di approfondire le tematiche di cui si occupa da circa due anni e che sembrano indirizzarsi verso dei punti di svolta.

Nei primi sei mesi di quest’anno, ho pubblicato 24 articoli che hanno ottenuto 13.375 visualizzazioni da 6.032 visitatori. Nello stesso periodo dell’anno scorso gli articoli erano stati 25 con 7.101 visualizzazioni e 2.235 visitatori. Ciò significa che le problematiche ambientali osservate dal punto di vista dell’arte e degli artisti riscontrano un interesse crescente.

Per approfondire questi temi vi suggerisco dei libri, nell’ordine di importanza che hanno per me, alcuni già letti, alcuni in lettura, altri ancora da leggere. Il primo è Il sussurro del mondo di R. Powers che è il romanzo che mi ha riavvicinato alle tematiche ambientali. Il secondo è il saggio Arte, ambiente, ecologia di Gaia Bindi, di cui ascoltai fortunatamente la presentazione dal vivo, che fornisce una sintesi utilissima e credo unica del rapporto tra i tre ambiti. Il terzo è La vita delle piante di Emanuele Coccia che ci conduce nella mescolanza con l’ambiente vegetale. Per continuare con i libri che sto leggendo vi propongo Come pensano le foreste di Eduardo Kohn, un libro complesso ma che avrà una lunga influenza sulla nostra visione degli altri viventi e di cui scriverò in autunno. Poi Le metamorfosi di Publio Ovidio Nasone perché nel nostro futuro dovremo sperimentare cambiamenti del nostro stato nel tentativo di avvicinarci agli altri regni. Altro libro in lettura è Biofilia di Edward Wilson purtroppo fuori catalogo ma rinvenibile nelle biblioteche, utile per comprendere la nostra relazione con gli ambienti naturali. Infine, due libri di cui ho ascoltato la presentazione sul podcast Il posto delle parole di Livio Partiti: La lezione della farfalla di Daniel Lumera e Immaculata De Vivo e il romanzo L’anatra sposa di Marta Ceroni che illustrano le nuove parole che dovremo impiegare per comprendere e cambiare la situazione che stiamo vivendo.

Naturalmente se potete visitate mostre e frequentate l’arte in tutte le sue forme.

Buone vacanze!

Dear readers, in July and August, The vegetable city-the environment seen through art will not publish its articles every Monday. In the first six months of this year, I published 24 articles that got 13,375 views from 6,032 visitors, the first increased almost double and the second almost three times over the same period last year. For this summer I propose you some books.

I wish you happy holidays!

Nel bosco di Dacia Manto animali e piante agiscono su di noi

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Dacia Manto-Nebulosa#16-Red Lab Gallery-2021

Walden, il bosco in cui il filosofo Henri David Thoreau (1817-1862), si ritirò a vivere per 26 mesi quando aveva ventotto anni, per sottrarsi allo stile di vita dei propri concittadini di Concord, è un luogo sempre attuale e ricorrente nella trattazione artistica che ne è seguita. Non stupisce quindi che Dacia Manto (Milano, 1973), che si ispira a Thoreau e che già nel 2008, a Ravenna, gli aveva dedicato una installazione e una performance, abbia voluto, in un certo qual modo, ricrearlo a Milano, alla galleria Red Lab diretta da Lucia Pezzulla. Entrati ci si trova in una piccola stanza in cui alle pareti scure sono appesi i lavori realizzati dall’artista su vari materiali, con diverse tecniche e di differenti dimensioni. Sedendovi sulla panca posta al centro della stanza, vi troverete immersi in un bosco da cui potrete osservare non immagini separate ma un panorama unico e coerente, formato da una ricca e fitta vegetazione in cui vivono animali e in cui in lontananza scorgiamo un lago e talvolta intravediamo una figura umana. Avvertiamo un senso di pace, di tranquillità, il luogo non ci spaventa, ci troviamo in quella che l’artista definisce “una tana, uno spazio chiuso e sicuro” ma anche un caleidoscopio della natura. La mostra si intitola Nebulosa 11, beside Walden e prende il nome da Nebula, la lupa dell’artista morta da poco.

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Per Barbara De Ponti l’Arte deve ispirarsi alla Scienza

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Barbara De Ponti, Clay Time Code, Museo Civico di Scienze Naturali Malmerendi, 2016-2 ph Maki Ochoa

Per sintetizzare il lavoro di Barbara De Ponti (Milano-1975) si potrebbe dire che esso si è concentrato, finora, sui grandi temi dello spazio e del tempo e si è concretizzato in una serie di eventi denominati “Planning Costellation” (2009), “Speaking Things” (2009), “La luce naturale delle stelle” (2012), “To identity” (2015), tutti ben illustrati nel piccolo volume “Isolario-appunti geografici sull’opera di Barbara De Ponti” (a cura di Alessandro Castiglioni-Postmediabooks) e poi “Clay Time Code” (2016) e “Forma mentis” (2018), di cui potete vedere delle immagini a fine articolo. Non descriverei però compiutamente la sua indagine, se non parlassi del retroterra culturale e metodologico che la sorregge e che inquadra il suo lavoro.

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Pep Marchegiani si camuffa per manifestarsi

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Pep Marchegiani-Letto romano-tecnica mista-2021

Di Pep Marchegiani (Atri, 1971) avevo parlato a settembre del 2020. Mi avevano colpito le sue installazioni in cui comparivano grandi fiori ed esse mi erano apparse, come avevo scritto, la migliore risposta alla domanda “perché continuare a dipingerli?”. Le sue opere, per quanto concettuali, erano fortemente illustrative e figurative, conseguenza anche della sua precedente attività grafica nel mondo della moda. Poco dopo, però, egli aveva iniziato a pubblicare sul suo profilo Instagram delle nuove opere molto diverse dalle precedenti. Quadri “astratti” formati da grandi strisce sinuose e accostate di diversi colori, simili a onde, dipinte su tele con dei lembi ripiegati, in modo da fornire tridimensionalità al quadro, con un forte effetto ipnotico.

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Luciano Mello Witkowski Pinto, un artista dalla parte dell’innocenza

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Luciano Mello Witkowski Pinto-Installazione Jaguar-uomo- 2019-composito e pigmento-misure variabili

Luciano Mello Witkowski Pinto (Americana, 1972) è un artista brasiliano che si è diplomato in scultura all’Accademia delle Belle Arti di Brera e che è tornato da alcuni anni a vivere in Italia. La sua vita artistica ha inizio a 12 anni quando un suo disegno viene notato da un insegnante che lo convince a prendere lezioni di anatomia. Dopo aver frequentato il liceo tecnico, che gli fornisce delle solide basi per la conoscenza dei materiali delle sue successive opere di scultura, viene a studiare a Milano, dove conoscerà Margherita Leoni, l’artista bergamasca di cui ho parlato due settimane fa e che diventerà sua moglie. In Brasile ha un suo laboratorio e inizia a realizzare sculture in marmo e bronzo, materiali che poi abbandonerà a favore di compositi di vario tipo che gli danno la possibilità di realizzare le forme e gli effetti desiderati.

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Fiber Art: la passione di Gabriella Anedi e la moda di Dada

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Gloria Campriani-L’estate appesa ad un filo-Bologna-annodatura e intrecci in fibra riciclata-2020

Ogni espressione artistica contiene tracce del passato e profezie del futuro ma la Fiber Art sembra possedere queste caratteristiche alla massima potenza. Poiché è definita come l’arte realizzata con materiali flessibili (non necessariamente naturali), ad essa fanno capo un grande numero di tecniche: tessitura, ricamo, annodatura, intrecciatura, lavoro ai ferri, uncinetto, cucito ed altre. Si tratta di attività spesso legate all’ambiente domestico e apprese in quell’ambito e magari poi portate a livello artigianale e industriale, ma di cui restano tracce nelle nostre case e nelle nostre vite. In questo senso sono segnali del passato ma anche di un futuro diverso che sottotraccia hanno accompagnato tutte le fasi del progresso del genere umano.

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Auguri e ringraziamenti

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Gouache Manfredo Fanti© e poesia Aky Vetere© tratti da ERRARE HUMANUM EST, 2020

L’ultimo post di questo anno è composto da un biglietto di auguri e da ringraziamenti. Di auguri abbiamo certamente bisogno tutti, ma non possiamo nasconderci che le frasi e gli aggettivi di rito quest’anno corrono il rischio di apparire inappropriati. Sappiamo già che il Natale sarà in tono minore e che il 2021 sarà ancora occupato, almeno per buona parte, dai bollettini della pandemia, anche se speriamo che i vaccini arrivino in fretta e siano efficaci. Per il biglietto ho scelto una gouache di Manfredo Fanti e una poesia di Aky Vetere tratti da Errare Humanum Est, lavoro curato assieme a loro anche da Rossana Baroni. Ma questo è anche il momento dei ringraziamenti agli artisti, che hanno particolarmente sofferto in questo periodo di chiusura di mostre, gallerie e musei, perché avremo ancora più bisogno delle loro opere e delle loro immagini, per aiutarci a sopportare e a elaborare la fase che stiamo vivendo e quindi vogliamo incoraggiarli a continuare nel loro lavoro.

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Cucire gli opposti. I Paesaggi Improbabili di Stefania Beretta

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Stefania Beretta-paesaggi improbabili #07-2013_c–print + cucito 52×65 -©stefaniaberetta

Alla Galleria Consarc di Chiasso è in corso e resterà aperta fino al 24 dicembre, la mostra “Paesaggi Improbabili-Religamen” della fotografa svizzera Stefania Beretta (1957), un’artista che ha al suo attivo una lunga carriera e numerosi riconoscimenti a livello internazionale. La rassegna dovrebbe trasferirsi dal 16 gennaio del prossimo anno a Genova, alla galleria Sharevolution ma, non potendone essere certi data la situazione, ne ho nel frattempo parlato al telefono con l’artista. Le opere, fortunatamente, sono visibili sia sul suo sito web che su quello della Galleria.

La serie dei “Paesaggi Improbabili” è, in estrema sintesi, un omaggio all’acqua e agli alberi, due elementi indispensabili per la nostra vita. Le foto rappresentano grandi paesaggi, per lo più in bianco e nero, tecnica che la Beretta predilige, senza esseri umani. A queste scene di mare, laghi, terre alluvionate e vegetali, l’artista ha aggiunto delle cuciture, che formano linee, colori, figure, soggetti, rendendo questi paesaggi per l’appunto “improbabili” ma non impossibili, perché esistono anche se modificati.

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Underland: il viaggio di Robert Macfarlane nel mondo di sotto

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Stanley Donwood- Nether – Copertina del libro di Robert Macfarlane Underland-2019 (particolare)

Ricordate The Core, il film di fantascienza di Jon Amiel del 2003? Una serie di strani fenomeni, l’improvvisa morte di persone portatrici di pacemaker o la perdita dell’orientamento di gruppi di piccioni che vanno a schiantarsi contro gli edifici, viene attribuita al collasso del campo elettromagnetico terrestre causato dalla mancata rotazione del suo nucleo esterno. Per rimetterlo in movimento viene allestita una speciale “nave” chiamata “Virgil” che, grazie a un potente laser, è capace di penetrare nel sottosuolo, perforando e sciogliendo la roccia. Il suo compito sarà quello di giungere fino al nucleo e farlo ripartire con l’esplosione delle bombe termonucleari di cui è armata. Superando una serie di imprevisti e grazie al sacrificio di parte dell’equipaggio, l’operazione andrà a buon fine e il mondo sarà salvo.

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