Pratica ambientale e Arte dell’Osservatorio la Goccia


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Osservatorio la Goccia -Cromatografie dei terreni del Bosco della Goccia

A Milano, nelle giornate del 5 e 6 Aprile, nel corso della manifestazione Bovisa Art District (BAD), l’Associazione Terrapreta (in portoghese Terra Scura) ha presentato allo spazio LUAR i risultati della sua attività di laboratorio sulla Foresta (o Bosco) della Goccia, il grande spazio che si estende alle spalle dei gasometri delle storiche officine del gas della Bovisa e che a seguito dell’abbandono di queste aree industriali si è man mano popolato di alberi e vegetali che costituiscono una grande area sperimentale sulle tecniche di bonifica di questo tipo di siti. Al tempo stesso, le modalità con cui i risultati sono stati rappresentati costituiscono una interessante unione tra pratica ambientale, attività scientifica e arte e un esempio interessante delle modalità con cui queste possono intrecciarsi e essere rese fruibili al pubblico, richiamando alla memoria artiste come Marzia Migliora, Barbara De Ponti, Margherita Morgantin e artisti come Eugenio Tibaldi e Roberto Ghezzi, solo per citare alcuni di cui abbiamo parlato sulla Città Vegetale.

Nel 1905, sui terreni agricoli tra la Bovisa e Villapizzone, due quartieri di Milano, la società francese Union de Gas, fondata nel 1854 a Parigi per la produzione e distribuzione del gas illuminante e che aveva ottenuto dal Comune di Milano la concessione per l’illuminazione stradale, realizzò un grande impianto per ottenere gas dalla distillazione del carbone che vi veniva trasportato mediante la rete ferroviaria tramite binari che entravano direttamente all’interno dell’impianto. Ogni giorno si producevano circa 300.000 m³ di gas. A metà del ‘900 con l’evoluzione della tecnologia per la produzione del gas si avviò l’abbandono di parte delle strutture e la loro demolizione lasciando libera una superficie indicativa di ca 24 ha. progressivamente coperta dalla vegetazione che nel corso degli ultimi vent’anni ha conosciuto una rapida crescita creando una vera e propria foresta urbana che, secondo il primo censimento arboreo realizzato nel 1994 dal corpo forestale dello Stato contava circa 2000 alberi.

Bosco della Goccia- Archeologia industriale

Nel 2012 un gruppo di abitanti del dei quartieri Bovisa Villapizzone fonda il Comitato La Goccia a difesa del bosco. Tra il 2019 e il 2020 un gruppo di artisti, assieme al comitato, inserisce delle opere artistiche a lungo i sentieri del bosco ancora in parte visibili.

Bosco della Goccia – Una delle sculture ancora visibili- Elena Faleschini -Rinascita -Terracotta, terra, cristallo di roccia

Finalmente, nel 2021, un gruppo di giovani professionisti avvia un’analisi delle capacità ecosistemiche della foresta e stima che ormai essa sia formata da 16.000 alberi, per lo più bagolari, robinie, olmi, pioppi, alianti, sambuchi e ciliegi. Questo gruppo ha dato poi vita a un’associazione di promozione sociale che si occupa di educazione e divulgazione ambientale e a una startup innovativa che studia e promuove soluzioni basate sulla natura per rigenerare ripristinare gli ecosistemi che la città ha fino ad oggi dimenticato. In particolare, per quanto riguarda la Foresta della Goccia il progetto, avviato in collaborazione con istituti scientifici quali: l’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri (CNR-IRET), lo spin-off M3R dell’università Bicocca, il DISAT dell’Università Bicocca, il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, il Centro di Forestazione Urbana Italia Nostra, la Onlus Progetto Natura e l’apicoltore Carlo Beccalli, punta a studiare e validare le possibilità di biorisanamento in relazione ai contaminanti presenti storicamente nell’area e al mappaggio dell’avifauna, della microfauna e della flora.

Come si può immaginare si trattava di rendere fruibile al pubblico un progetto complesso sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista storico-ambientale ma anche di suscitare nei visitatori quelle necessarie emozioni che li facessero partecipi di una tematica così ampia. Le modalità espositive scelte da Terrapreta hanno sicuramente favorito tutto ciò articolando lo spazio in quattro aree ben distinte e dotate ognuna di una propria capacità attrattiva, badando sempre alle possibilità di riutilizzo dei materiali presentati. Sulla lunga parete di destra, al centro delle quali campeggiava una grande planimetria dell’area, erano stati appesi a tre barre di legno, mediante delle piccole clip fermacarte, dei piccoli compendi delle varie tematiche afferenti alla Foresta della Goccia: riassunti degli avvenimenti storici, delle tecniche impiegate per l’estrazione del gas, dei censimenti arborei, delle ricognizioni entomologiche e dei sopralluoghi effettuati, assieme a foto storiche dei siti che mostravano scene di lavoro, oppure schede sull’avifauna, schizzi sui funghi e sulle modalità di fitodepurazione del terreno, cartoline di vecchie stampe, rappresentazioni della foresta di Fontainebleau realizzate dai primi pittori impressionisti che formavano un diorama di informazioni e immagini miniaturizzate, le cui singole parti potevano essere prese, sfogliate, lette, osservate e poi di nuovo riappese al loro posto in attesa di una nuova fruizione creando un coinvolgimento sia razionale sia emotivo, utilizzando parole e immagini.

Osservatorio la Goccia – Allestimento della parete con le informazioni sul Bosco della Goccia
Osservatorio la Goccia – Allestimento della parete con le informazioni sul Bosco della Goccia

Mentre sulla parete di sinistra campeggiavano alcuni grandi fogli in acetato delle vecchie mappe dell’area, al centro della stanza era stato disposto un grande tavolo coperto di tessuto nero su cui erano stati disposti in un ordine che possedeva una certa qualità estetica libri, campioni di flora, di terreni, boccette con pigmenti colorati, foglie di ginkgo biloba, minerali, che potevano anch’essi essere presi e guardati a distanza ravvicinata.

Osservatorio la Goccia – Il tavolo al centro della sala

Sulla parete in fondo alla sala alle spalle del grande tavolo erano appesi i risultati delle cromatografie dei terreni ottenute mediante della carta fotosensibile trattata su cui erano stati disposti differenti campioni di suolo che con i loro componenti avevano impressionato il supporto lasciando delle tracce che permetteranno di valutare la relazione tra la componente microbiologica quella organica e quella minerale del suolo ma che al tempo stesso possiedono una notevole forza estetica che, vuoi anche per una certa somiglianza con la sezione di un tronco di albero, sia per le sfumature che le varie parti del terreno producono hanno suscitato una notevole attrazione sui visitatori, innestando immediatamente curiosità domande e richieste da parte loro.

Osservatorio la Goccia – Cromatografia di un campione di terreno del Bosco della Goccia

Infine, in una saletta si sono svolti l’incontro con il ricercatore Mattia Cappelletti che si soffermato sull’ipotesi che il linguaggio umano sia nato dall’imitazione della natura e in particolare degli uccelli; quello con il ricercatore Stefano Zaccuri sulla porosità dei corpi non umani come esempio per i corpi queer basata sulle relazioni e la rappresentazione dello spettacolo Nettuno: birth of a shell dell’artista Emma Scarafiotti che hanno ottenuto tutti una notevole partecipazione di pubblico.

Environmental Practice and Art of the Drop Observatory.

During the Bovisa Art District (BAD) in Milan, the Terrapreta Association (in Portuguese Terra Scura) presented at the LUAR space the results of its laboratory activity on the Goccia Forest; the large space that extends behind the gas meters of the historic gas workshops of Bovisa and that following the abandonment of these industrial areas has gradually become populated by trees and plants that constitute a large experimental area on reclamation techniques of these types of sites. At the same time, the way in which the results were represented constitutes an interesting union between environmental practice, scientific activity and art.


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