Lo sguardo di Margherita Morgantin per vedere nel “buio”

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Margherita Morgantin – COSINUS (Venti Cosmici) – installazione di maniche a vento-Orti Boschetto – 2021 

Margherita Morgantin (Venezia, 1971), artista visiva, laureata in architettura con una tesi in fisica tecnica sul comportamento della luce naturale e docente all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, è da sempre appassionata di scienza “perché il metodo scientifico mi ha sempre dato fiducia e sentivo che, per guardare più lontano, avevo bisogno di strumenti più affilati. Al tempo stesso il linguaggio scientifico ha un che di poetico e le formule scientifiche parlano degli scienziati ma anche di me”. Nel 2020 è risultata vincitrice della VIII° edizione del Premio Italian Council con il progetto V.I.P. (Violation of the Pauli exclusion principle) che si articola in una serie di eventi di vario tipo. Uno degli esiti consiste nel libro Sotto la montagna Sopra la montagna, edito da Nottetempo, ora in libreria, in cui si rappresentano i diversi luoghi di svolgimento del progetto e i temi affrontati. “Nel libro testo e grafica stanno in un forma di tensione e amicizia, nessuna immagine è completamente illustrativa ma dice altro”.

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Anche l’usignolo sa che la nostra vita e le campagne sono cambiate

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<<…Il restauro conservativo suscitava il ricordo di chi prima vi aveva vissuto…>> La corte della Forestina, con la Casa del Fattore sulla destra © Martina Corbetta, 2020

Consiglio la lettura del bel libro di Niccolò Reverdini (Milano, 1965), Anche l’usignolovita di città, di bosco e di campagna (Mondadori-2021) un romanzo-saggio, o viceversa (decida il lettore come definirlo) dedicato alla sua esperienza di imprenditore agricolo sui terreni di famiglia alle porte di Milano. Avevo conosciuto l’autore attraverso la mia collaborazione con l’associazione a cui aderisce e sapevo che era pronipote dello scrittore e diplomatico Carlo Pisani Dossi (1849-1910); che era stato allievo del critico letterario Dante Isella e che aveva una profonda passione e conoscenza dei classici greci e latini, nonché della letteratura lombarda, di cui troverete ampia evidenza nel suo racconto. Ma il volume è a mio avviso importante perché rappresenta una testimonianza, sentita e appassionata, delle trasformazioni intercorse, nel giro di appena trent’anni, nelle campagne attorno a Milano e a tutte le altre grandi città, in quella che si definisce agricoltura periurbana. Un ambiente costituito da elementi naturali come la terra, il bosco, gli animali ma anche da persone, linguaggi e storie che Reverdini descrive con grande capacità.

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Underland: il viaggio di Robert Macfarlane nel mondo di sotto

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Stanley Donwood- Nether – Copertina del libro di Robert Macfarlane Underland-2019 (particolare)

Ricordate The Core, il film di fantascienza di Jon Amiel del 2003? Una serie di strani fenomeni, l’improvvisa morte di persone portatrici di pacemaker o la perdita dell’orientamento di gruppi di piccioni che vanno a schiantarsi contro gli edifici, viene attribuita al collasso del campo elettromagnetico terrestre causato dalla mancata rotazione del suo nucleo esterno. Per rimetterlo in movimento viene allestita una speciale “nave” chiamata “Virgil” che, grazie a un potente laser, è capace di penetrare nel sottosuolo, perforando e sciogliendo la roccia. Il suo compito sarà quello di giungere fino al nucleo e farlo ripartire con l’esplosione delle bombe termonucleari di cui è armata. Superando una serie di imprevisti e grazie al sacrificio di parte dell’equipaggio, l’operazione andrà a buon fine e il mondo sarà salvo.

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Le lucciole di Pasolini rischiarano ancora il nostro cammino

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Paola Di Bello – Lucciole – 1988 1991

All’inizio di ottobre, avevo visitato due mostre: quella di Cristóbal Gracia (Città del Messico 1987), intitolata “Lucciole nella terza natura” alla Galleria Viasaterna e “Cittadini” di Paola Di Bello (Napoli 1961) alla Galleria Bianconi. In quest’ultima esposizione, di cui ho già parlato il 5 ottobre e in cui quasi tutte le opere raffiguravano essere umani o la loro attività, mi aveva incuriosito la presenza di due opere (apparentemente fuori tema ma di questo parlerò prossimamente), chiamate “Lucciole” che erano state ottenute facendo camminare alcune di queste su della carta fotosensibile. Si dice che due indizi sono una coincidenza ma il comunicato della mostra di Gracia conteneva un riferimento ad un saggio del 2009 dello storico dell’arte G.D. Huberman, “Come le lucciole. Una politica delle sopravvivenze”, a commento dell’Articolo delle Lucciole, pubblicato da Pier Paolo Pasolini sul Corriere della Sera del 1 febbraio 1975. A questo punto gli indizi erano più che sufficienti a provare che dovevo occuparmi delle lucciole.

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Giorgia Oldano ci invita a conoscere e a ricordare gli animali

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Giorgia Oldano – SOLE 02- Letterpress e monotipo 36 X 50,5- 2020

Alcuni giorni fa, ho appreso la notizia della scomparsa di Silver, un lemure di 32 anni, ospite del Parco Natura Viva di Bussolengo (VR), al quale era stato donato dal famoso naturalista, zoologo ed esploratore Gerald Durrell quando aveva quattro anni e che nel corso della sua vita aveva contribuito a procreare una discendenza di 81 individui lungo 4 generazioni diverse. Per quanto i parchi natura possano apparire discutibili, dato che gli animali vivono in un territorio che “cerca” di riprodurre le loro condizioni di vita originarie, è grazie all’attività del Parco se 105 specie di animali a rischio estinzione hanno potuto essere salvate.

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“Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin. Anche in un cimitero un filo d’erba può farci tornare a vivere.

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March Chagall-Le porte del cimitero-1917-Centre Pompidou-Parigi

“Cambiare l’acqua ai fiori” è un romanzo della scrittrice francese Valérie Perrin, uscito in Francia nel 2018 e pubblicato in Italia da E/O con la traduzione di Alberto Bracci Testasecca, da qualche settimana ai primi posti nella classifica dei libri di narrativa straniera. È un romanzo di amore, o meglio di amori e di rapporti amorosi e familiari, perché intreccia le storie di quattro coppie: quella della protagonista e voce narrante Violette Trenet e Philippe Toussaint, quella dei genitori di Philippe, quella degli amanti Irène Fayolle e Gabriel Prudent, quella del fratello della madre di Philippe, Luc e di sua moglie Françoise. Accanto a loro due persone sole: Sasha e Celia che aiuteranno la protagonista a ritrovare la propria strada. Potrebbe apparire un romanzo rosa ma si tingerà di giallo e di nero e dei toni di una tragedia greca, perché le passioni che animano i protagonisti e l’incapacità di guardare al di là di queste finiranno per decidere del loro destino.

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Una rosa sullo scrittoio. Il “Viaggio intorno alla mia camera” di Xavier de Maistre

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Carolineee1991-Dried Rose- CC BY-SA

Oggi molti di noi rivivono lo stato d’animo in cui si trovava lo scrittore, pittore e uomo d’armi, Xavier De Maistre, al termine del suo “Viaggio intorno alla mia camera”, il diario dei 42 giorni di reclusione nella sua stanza di 16 metri a Torino, a cui era stato condannato per la partecipazione a un duello non autorizzato. Giunto alla fine della sua quarantena, alla sua Fase 2, egli era combattuto tra il desiderio di essere libero e poter finalmente uscire e il timore di tornare a una vita di obblighi e di doveri. Naturalmente sapeva che, come noi, avrebbe scelto di tornare alla normalità: “un potere segreto mi trascina e mi dice che ho bisogno dell’aria e del cielo e che la solitudine rassomiglia alla morte”.

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