L’inquietudine ambientale di Bruno Liberatore

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Bruno Liberatore nel suo studio di Via del Vantaggio a Roma – 2007

Bruno Liberatore (Penne-1947) è uno dei più importanti scultori italiani. La sua bibliografia e l’elenco delle mostre personali e collettive a cui ha partecipato riempiono tantissime pagine in corpo otto e sui di lui hanno scritto i più importanti critici come, solo per citarne alcuni: Enrico Crispolti, Furio Colombo e Gillo Dorfles. L’ho incontrato per la prima volta a Roma nel suo studio, pochi giorni fa e anche se proveniamo dallo stesso paese, non l’avevo mai conosciuto personalmente, a causa forse della differenza di età (io sono del 1955) e del fatto che vivevamo in quartieri diversi, lui a San Comizio, io alla Madonna della Libera, che da ragazzo mi sembravano separati da distanze enormi. Certo ricordavo bene il suo profilo magro, il viso allungato e le sue sopracciglia foltissime, sotto cui si aprivano degli occhi azzurro chiaro che creavano un contrasto singolare e avevo visto l’unica mostra che era stata organizzata per lui dal Comune di Penne nel 1987, in cui emergeva già il tema della natura e delle montagne.

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Una rosa sullo scrittoio. Il “Viaggio intorno alla mia camera” di Xavier de Maistre

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Carolineee1991-Dried Rose- CC BY-SA

Oggi molti di noi rivivono lo stato d’animo in cui si trovava lo scrittore, pittore e uomo d’armi, Xavier De Maistre, al termine del suo “Viaggio intorno alla mia camera”, il diario dei 42 giorni di reclusione nella sua stanza di 16 metri a Torino, a cui era stato condannato per la partecipazione a un duello non autorizzato. Giunto alla fine della sua quarantena, alla sua Fase 2, egli era combattuto tra il desiderio di essere libero e poter finalmente uscire e il timore di tornare a una vita di obblighi e di doveri. Naturalmente sapeva che, come noi, avrebbe scelto di tornare alla normalità: “un potere segreto mi trascina e mi dice che ho bisogno dell’aria e del cielo e che la solitudine rassomiglia alla morte”.

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