Quattro capanne più una. Il valore della semplicità per A. Bellobono, C. Moulin e L. Caffo

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La capanna di Charles Moulin sul Monte Marrone a 1805 m slm (Molise)

In questi giorni, in cui si susseguono  i dibattiti e le indagini su quali dovrebbero essere i valori della ripartenza, vi propongo di parlare della semplicità, a partire dall’esperienza di Angelo Bellobono (Nettuno, 1964), artista e sportivo,  Charles Moulin (Lille, 1869-Isernia, 1960), pittore francese che trascorse gran parte della sua vita nel Molise e Leonardo Caffo (Catania, 1988), filosofo, autore del libro “Quattro capanne o della semplicità”.

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Artisti e scienziati alla ricerca dell’origine della vita: Maria Cristina Carlini e Francesco Salese

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Maria Cristina Carlini – Origine- 2019-grès terra tecnica mista-7 elementi da cm h.230 a 340 (dettaglio)

Allo Studio Museo Francesco Messina di Milano è in corso, dal 10 luglio all’8 settembre, la mostra di Maria Cristina Carlini (MCC), “Geologie, memoria della terra”. MCC (Varese-1942) ha una lunga attività alle sue spalle, iniziata casualmente negli anni Settanta quando, laureata in giurisprudenza, si trasferisce con il marito che deve seguire un master, a Stanford in California. Qui, come ha raccontato lei, avendo poco da fare, si iscrive a un corso di ceramica e scopre la passione che la porterà a diventare una scultrice affermata, con opere esposte nei principali musei e luoghi pubblici del mondo. In mostra a Milano ci sono sei opere molto significative e rappresentative della sua attività artistica: Libro dei morti, Origine, Legni, Fantasmi del Lago, Meride. Fossili, Samurai.  Naturalmente vi consiglio di andare a visitarla, l’ingresso è gratuito e basta prenotare.  

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Le città dopo il Covid: suggestioni dal movimento Liberty, da Italo Calvino e Jane Jacobs

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Il doodle dedicato a Jane Jacobs nell’anniverario dei cento anni dalla sua nascita il 4 maggio 2016

Dall’8 al 14 luglio si celebra in Italia la settimana dell’Art Nouveau organizzata dall’associazione Italia Liberty. La manifestazione vuole ricordare il vasto movimento europeo che, assumendo nomi diversi: Modern Style, Art Nouveau, Jugendstil, Secessione, Floreale, Modernismo, Liberty, interessò in primo luogo l’architettura e le arti applicate, lasciando ampia e preziosa testimonianza in molte delle nostre città che conobbero per questo una nuova “fioritura”.

La rappresentazione di fiori e piante, simbolo di vita e sviluppo, fu la protagonista indiscussa di tale periodo che dalla fine dell’Ottocento alla Prima Guerra Mondiale, testimoniò l’ottimismo che saldava il progresso industriale ed economico, celebrato dalle esposizioni universali, agli elementi naturali, quando dell’Antropocene e del cambiamento climatico non si aveva ancora alcuna consapevolezza.

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Matsutake: il fungo che secondo Anna Tsing ci fa capire il nostro presente

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Funghi Matsutake – Foto di Tomomarusan – GFDL+creative commons 2.5

Sulla Lettura di domenica 28 giugno, c’era una bella intervista di Danilo Zagaria a Merlin Sheldrake sul suo libro “L’ordine nascosto. La vita segreta dei funghi”. Una sua domanda riguardava il saggio dell’antropologa Anna Tsing “The Mushroom at the End of the World: On the Possibility of Life in Capitalist Ruins” (Il fungo alla fine del mondo: sulla possibilità della vita nelle rovine del capitalismo), non ancora tradotto in italiano, che ho letto per voi e di cui voglio parlarvi.

Anna Tsing è un’antropologa americana, docente all’università della California, che conduce degli studi transdisciplinari sull’Antropocene, cioè sull’era iniziata con la rivoluzione industriale e caratterizzata dal forte intervento umano sull’ambiente, di cui ho parlato più volte in questo blog. Nel suo libro, la Tsing utilizza il caso del fungo Matsutake, un miceto diffuso in alcune regioni del mondo, ma consumato soprattutto in Giappone, per illustrarci, attraverso la sua “supply chain”, (la sua catena di fornitura), le relazioni socioeconomiche di questa fase del capitalismo.

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