Bovisa o del nessun luogo – Appunti di periferia

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Marco Merati – Il Parco della Goccia – Bovisa Milano

Per quasi un secolo questa zona di Milano ha rappresentato uno dei poli produttivi più importanti d’Italia. Alla fine dell’800, la tranquilla campagna lombarda a nord della città ricca di cascine, fontanili, ville e coltivazioni di gelsi, si trasforma in uno dei più vivaci ed innovativi comparti industriali del Paese, generando progresso e flussi migratori, diventando un motore occupazionale per diverse generazioni.

L’industria chimica italiana nacque in Bovisa nel 1892 con la realizzazione del primo grande impianto di acido solforico della Candiani. Sorsero negli anni successivi molti altri stabilimenti. I vantaggi erano evidenti: Bovisa era sulla direttrice ferroviaria che congiungeva Milano con le aree industriali del nord e con l’Europa centrale.

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La Via Selvatica sbuca nell’Incolto

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Maura Tacchinardi – Incolto – Texture – pittura su carta

È da poco arrivato in libreria un nuovo libro dell’antropologo Adriano Favole intitolato La via selvatica: storie di umani e non umani, pubblicato dall’editore Laterza. Nell’introduzione l’autore spiega che avrebbe preferito impiegare il termine incolto al posto di selvatico ma di aver rinunciato perché questo termine “rimanda immediatamente all’idea di trasandato, trascurato, inglobando in sé un tratto negativo”. Con incolto Favole intende il non-umano, tutto ciò, quindi, “che vive al di fuori dei confini delle culture intese come spazi simbolici”. Il tema è di grande interesse e ne abbiamo parlato più volte perché l’arte non solo si è occupata di natura ma soprattutto recentemente ha approfondito le sue indagini sul non coltivato, sul selvatico come nuova dimensione relazionale per l’umano alla ricerca di soluzioni alle problematiche ambientali, ma non solo, della nostra società.

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Pratica ambientale e Arte dell’Osservatorio la Goccia

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Osservatorio la Goccia -Cromatografie dei terreni del Bosco della Goccia

A Milano, nelle giornate del 5 e 6 Aprile, nel corso della manifestazione Bovisa Art District (BAD), l’Associazione Terrapreta (in portoghese Terra Scura) ha presentato allo spazio LUAR i risultati della sua attività di laboratorio sulla Foresta (o Bosco) della Goccia, il grande spazio che si estende alle spalle dei gasometri delle storiche officine del gas della Bovisa e che a seguito dell’abbandono di queste aree industriali si è man mano popolato di alberi e vegetali che costituiscono una grande area sperimentale sulle tecniche di bonifica di questo tipo di siti. Al tempo stesso, le modalità con cui i risultati sono stati rappresentati costituiscono una interessante unione tra pratica ambientale, attività scientifica e arte e un esempio interessante delle modalità con cui queste possono intrecciarsi e essere rese fruibili al pubblico, richiamando alla memoria artiste come Marzia Migliora, Barbara De Ponti, Margherita Morgantin e artisti come Eugenio Tibaldi e Roberto Ghezzi, solo per citare alcuni di cui abbiamo parlato sulla Città Vegetale.

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Chiara Camoni chiama a raduno miti, storia e natura all’Hangar Bicocca di Milano

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Chiara Camoni – Sister, 2022 – Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca – Milano, 2024
Prodotta da Biennale Gherdëina – Courtesy l’artista; SpazioA, Pistoia e Pirelli HangarBicocca, Milano -Foto Agostino Osio

Non sono molti gli artisti italiani ospitati al Pirelli Hangar Bicocca dalla sua fondazione ad oggi e i loro nomi si contano sulle dita di due mani. Tra i moderni Lucio Fontana e Mario Merz e tra i contemporanei Maurizio Cattelan, Giorgio Andreotta Calò, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Gian Maria Tosatti e l’italo-tedesca Rosa Barba. La mostra dedicata a Chiara Camoni (Piacenza, 1974), a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli in corso fino al 21/07/2024, pone quest’artista, ancora poco nota al grande pubblico italiano, al livello dei grandi nomi finora presentati all’Hangar.

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La scultura immateriale di Corrado Bove

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Corrado Bove – Senza Titolo (Nautilus 0055 n.5) – stampa digitale in quadricromia su vetro satinato, 100×100

Corrado Bove ha presentato a The Open Box di Milano, in collaborazione con la Galleria d’Arte De Chirico, la mostra Infinito Indefinito Ignoto, curata da Gaspare Luigi Marcone, punto di arrivo della ricerca che porta avanti da anni, di progressiva smaterializzazione della scultura, oggi trasformata in punti, pixel fotografici, per poterne penetrare la struttura e giungere a farne pura visione. Nato a Bergamo da genitori pugliesi nel 1974, dopo alcuni anni si trasferisce a Corato (BA) dove frequenta l’Istituto d’Arte e si diploma in metalli e oreficeria. Frequenta poi l’Accademia di Belle Arti di Bari nella sezione scultura senza però terminarla. Abituato da sempre a lavorare con diversi materiali ha portato avanti negli anni un percorso tra due poli, tra l’artigianato artistico, il restauro, il design e l’arte, uno più materiale è più necessario alla sopravvivenza ed uno più immateriale in cui si esprime questa sua pulsione ad andare al di là della materia.

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Art Fair ha compiuto 50 anni

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Getulio Alviani – Interrelazione Speculare – Acciaio – 1962

Si è conclusa lunedì 5 Febbraio a Bologna la cinquantesima edizione di Art Fair, fiera d’arte moderna e contemporanea, giunta alla sua edizione d’oro. La manifestazione era articolata in diverse sezioni: Main Section; Percorso, Fotografia e immagini in movimento, Pittura XXI e Multipli, per un totale di 171 gallerie espositrici.

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La Vita e l’Arte per Sara Montani

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Sara Montani – Come ci si muove irrequieti sempre a cercare quel che si è trovato – 1996 – Tecnica mista e chiave – 50×70

Ho incontrato Sara Montani (Milano, 1951) nel suo studio a dicembre, poco prima di Natale, dopo averla conosciuta ad ottobre a Milano Scultura, dove aveva esposto degli abiti irrigiditi nella resina o che avevano lasciato la loro impronta sul plexiglas, in modo da fornire a questi indumenti storicità e una durata nel tempo al di là della loro caducità. Il luogo in cui lavora è la rappresentazione di una lunga carriera, pieno di opere e materiali disposti con ordine. Poiché Sara Montani è un’artista che oltre ad aver lavorato molto si è anche raccontata, con una capacità di autoanalisi non indifferente, nel suo libro d’artista Vivere l’arte pubblicato da Silvana, è possibile cogliere dal suo racconto quelle che sono alcune tracce interpretative della sua attività.

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Sentieri d’Arte nei boschi di Cortina- intervista a Fulvio Chimento

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Baita Lerosa, ph. Matteo Schiavoni 2022

A dicembre 2023 la Casa degli artisti di Milano ha presentato i due volumi: Artemide’s / di Artemide + Lerosa Chronicles (Edizioni Quodlibet, 2023), che sono dedicati alla terza edizione di Sentieri d’Arte a Cortina, progetto ideato da Fulvio Chimento e Carlotta Minarelli. Il progetto artistico del 2022, I giardini di Artemide, è stato ispirato da alcune pagine scritte da Giovanni Cenacchi: scrittore, alpinista, conoscitore dei sentieri intorno a Cortina, e che, in Dolomiti cuore d’Europa (Hoepli, 2021), definisce il sentiero di Pian de Ra Spines come un luogo ideale per accogliere la dea Artemide, a causa della sinuosità delle rive del vicino torrente Boite e la ricca presenza di boschi. Lungo il sentiero di Pian de Ra Spines, infatti, è presente la maggior parte delle opere allestite per Sentieri d’arte.

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Buon Natale e Buon 2024

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Sandro Botticelli (1445-1510) – Natività mistica – 108,5×75 cm – Tempera su tela – 1501 –
National Gallery Londra

Ci sono molte interpretazioni di questo opera, poco conosciuta, di Sandro Botticelli e il cui titolo è un’attribuzione recente, dipinta nel periodo in cui a Firenze era forte l’influenza del frate Gerolamo Savonarola, priore del convento di San Marco e di cui l’artista se non ne fu seguace avrebbe avvertito l’influenza che si tradurrebbe in una rinuncia alle regole della prospettiva e in figure spigolose.

A mio avviso l’opera colpisce per la sua singolarità e la sua gioiosità.

Al centro, in quella che non è né una capanna, né una grotta e che potrebbe ricordare quasi la tomba in cui sarà collocato il corpo una volta deposto dalla croce, anche se qui il fondo è aperto in modo da far vagare lo sguardo sul bosco alle spalle, sta la scena della natività con una Madonna che per le sue dimensioni domina la scena . Il Bambino è deposto su una stuoia e Giuseppe, quasi a ribadire il suo ruolo di non protagonista è accovacciato, forse provato dalla stanchezza.

Sulla sinistra i tre re magi sono accompagnati da un angelo che posta nella mano sinistra un ramo d’ulivo. A destra un altro angelo, sempre con un ramo di ulivo, invita dei pastori.

Sul tetto tre angeli sono vestiti con abiti i cui colori simboleggiano la Fede (bianco), la Carità (rosso) e la Speranza (verde).

In alto, di fronte a quella sembra un’apertura (forse del Paradiso), dodici angeli danzano tenendosi per mano. In basso invece tre angeli aiutano altrettanti uomini a rialzarsi mentre ai loro piedi dei demoni fuggono nascondendosi nella terra.

Nella parte alta un’iscrizione, piuttosto oscura, rappresenta forse una concessione alla predicazione del Savonarola. Ciononostante io penso che l’atmosfera di gioia della Natività non sia sparita.

TANTI AUGURI

Il Tempo Perso di Gonzalo Borondo

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Gonzalo Borondo – Tempo Perso – ph Roberto Conte

Consiglio vivamente la visita alla mostra Tempo Perso di Gonzalo Borondo (Segovia, 1989) in corso alla Galleria Tempesta di Milano fino al 1° marzo 2024, il cui titolo va inteso nell’accezione di tempo storico e cioè perduto, trascorso, che ha a che fare con la memoria individuale e collettiva, con l’identità di persone e popoli, con la storia, con ciò che in queste non è più visibile, non è più presente perché mescolato con altri tempi, altri ricordi, altre memorie. Affacciatosi sulla scena artistica come street artist con capacità e peculiarità tutte sue, egli unisce la capacità di controllo scenografica dello spazio a una intensa ricerca sui luoghi, sulle architetture e quindi sul tempo che le opere degli uomini rappresentano. In un momento in cui tutti parlano di ambiente ci ricorda che lo spazio che ci circonda è definito storicamente.

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