Arturo Vermi e il segno del paesaggio

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Arturo Vermi S.T.presenze_1974_tm_15x73cm

La mia conoscenza di Arturo Vermi (1928-1988) è molto recente e risale a ArtVerona 2021 dove tra le migliaia di opere esposte, le sue mi avevano folgorato. Il gallerista Rino Tornambè che le esponeva, di fronte al mio entusiasmo ed alla mia dichiarazione che mi sarebbe piaciuto occuparmene, mi fece dono di alcuni cataloghi delle mostre di Vermi, tra cui quella alla Galleria Blu di Milano e quella al Palazzo delle Prigioni Vecchie di Venezia, entrambe del 1974, che sancirono la sua affermazione e a cui lo stesso Vermi fa riferimento nelle sue Note d’artista. A colpirmi era stata in particolare un’opera della serie dei Paesaggi; sulla tela vuota solo un riquadro in basso a destra con una serie di linee verticali, in cui io avevo visto degli alberi vicini all’acqua di un torrente, il segno di un paesaggio, che è a mio avviso il tema ricorrente delle opere di questo artista.

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La struttura circolare della realtà nel Microbiota di Elisa Cella

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Elisa Cella, 22-C33, 2022 (Leishmania), ferro tagliato al laser e verniciato, cm 75×120

Elisa Cella (Genova 1974) presenta alla Galleria Villa Contemporanea di Monza, fino al 3 dicembre, Microbiota – Un ampliamento dell’esperienza sensoriale. Con il termine Microbiota si intende l’insieme dei microrganismi; batteri, funghi, virus, protozoi, che colonizzano un determinato ambiente e che sono responsabili sia di processi patogeni sia di quelli necessari alla sopravvivenza della vita sul nostro pianeta contribuendo ai cicli naturali di vita e morte. Le opere sono nate a partire dalla riflessione sull’esperienza Covid, in cui l’approfondimento delle cause dell’epidemia ha portato all’osservazione del mondo microscopico e dell’estrema originalità e bellezza di questi esseri che costituiscono una popolazione ben più ampia di quella umana, animale e vegetale di tipo macroscopico, anche se invisibile ai nostri occhi. Elisa Cella, artista di formazione matematica, da sempre affascinata di scienza e di biologia cellulare, porta avanti in direzione di questo nuovo ambito della vita reale la sua personale ricerca artistica basata sull’uso di forme circolari, attraverso cui corpi umani, sensazioni e ora mondo microscopico, sono reinterpretati.

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Le cianotipie polari di Roberto Ghezzi

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THE GREENLAND PROJECT by Roberto Ghezzi

Quest’estate Roberto Ghezzi (Cortona, 1978) ha trascorso un lungo periodo in Groenlandia, presso la RED House di Tasiilaq creata da Roberto Peroni, situata sulla costa orientale dell’isola, per la realizzazione della prima fase del Greenland Project dedicato alla rappresentazione e misurazione del fenomeno dello scioglimento dei ghiacci in cui si è avvalso della collaborazione della cartiera Enrico Magnani Pescia, che ha messo a disposizione le carte fotosensibilizzate e della consulenza scientifica dell’Istituto delle Scienze Polari del CNR per l’analisi dei risultati. Nel 2023 questi saranno esposti al Museo della Carta di Pescia e alla galleria Gilda Contemporary Art di Milano, accompagnati da foto, schizzi e acquerelli dell’ambiente di ricerca e appunti di viaggio. Con la sua ricerca Ghezzi si iscrive tra quegli artisti che vedono uno stretto rapporto tra fenomeni naturali, indagini scientifiche e raffigurazione artistica.

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La natura agricola di Hilario Isola (intervista)

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Hilario Isola – SILOS – 2021

Hilario Isola (Torino, 1976) è uno dei pochi artisti italiani contemporanei a occuparsi esplicitamente del mondo agricolo, aspetto che mi sta particolarmente a cuore, perché ciò che chiamiamo paesaggio o natura spesso coincide con la realtà antropizzata dell’agricoltura, soggetto che però viene tenuto ai margini del campo di osservazione dell’arte. Isola al contrario, che unisce alla sua attività di artista quello di piccolo imprenditore agricolo, mette l’agricoltura al centro della sua indagine, unendo “la dimensione organica e viva della natura alla dimensione del sapere artigianale dell’uomo”, che certamente, aggiungo, rimane ancora presente nell’ambito agricolo ma anche ai miti che sono legati alla coltivazione della terra. La sua ricerca si fa forte di una ricchezza di mezzi espressivi che presuppongono una profonda conoscenza della stessa e l’impiego di un’ampia gamma di materiali: attrezzature e cascami dell’attività agricola (reti antigrandine, vinacce) e processi (fermentazione, stagionatura) oltre a insetti e prodotti finali, coinvolgendo non solo la vista ma tutti gli altri sensi. Il suo ultimo lavoro è Rurale, presentato recentemente a Roma, alla Galleria Valentina Bonomo. Sul suo sito web è possibile rendersi conto dell’evoluzione del suo progetto.

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Quattro visioni dell’oceano e i 50 Mari di Mathieu Lehanneur

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50 Seas 02_Mathieu Lehanneur ©Felipe Ribon (Black Sea – Ukraine – Nota dell’autore)

Quest’anno la Giornata degli Oceani, ricorrente l’8 giugno, si è svolta in concomitanza con la Biennale di Venezia e la Design Week di Milano ed è stata celebrata sia in queste manifestazioni sia in alcuni altri eventi collaterali. Al tempo stesso essa è stata l’occasione per fare il punto sull’oceano e il mare, che qui intendo come sinonimi, come luogo artistico e anche sullo spazio che essi hanno nella trattazione artistica ambientale. Pur essendo deputati alla produzione di ossigeno e di risorse alimentari essi continuano ad essere per noi umani luoghi inospitali, in cui non possiamo vivere e in cui non prevediamo di farlo nei prossimi decenni, mentre stiamo sviluppando il nostro viaggio su Marte, e che anzi sono divenuti minaccianti a causa del rischio dell’innalzamento del loro livello. D’altro canto, l’oceano, come dice la curatrice e storica dell’arte Chus Martinez (1972), è un luogo che racchiude storia e cultura e quindi abilitato ad essere oggetto artistico da vari punti di vista.

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La Natura Sovrana di Francesco Santosuosso

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Francesco Santosuosso – APOCALICTIC RIVER – olio e acrilico su tela – cm 150 200 – 2019

Immergendomi tra le opere della mostra Natura Sovrana di Francesco Santosuosso (Milano – 1959) in corso alla Galleria Rubin di Milano fino al 29 maggio, ho provato la sensazione che non si trattasse di paesaggi, nonostante essi da un punto di vista puramente definitorio lo siano, assieme a tutta la gamma di opposti sentimenti che si avvertono allorquando ci si trova di fronte a degli ambienti naturali: paura, timore, pace, quiete. Provo a spiegarvi perché.

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I sottili capelli di Cai Yingfei tengono assieme le relazioni

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Cai Yingfei – Performance Corpo – Castello di Nocciano – ph. Giuseppe Di Meo

All’inizio di aprile ho visitato allo Studio Zecchillo ex Studio Piero Manzoni, la mostra Tessuto di Cai Yingfei (Zhejiang – Cina – 1991), curata da Ivan D’Alberto direttore della Galleria Yag/garage di Pescara. Il suggestivo spazio, collocato a Milano, in Via Fiori Chiari 16 e di cui consiglio la visita, è una testimonianza della storia della pittura milanese e italiana, dato che questo angolo di Brera, destinato originariamente alle scuderie della famiglia dei conti Panza di Biumo, ospitò dapprima lo studio di Piero Manzoni (Soncino 1933 – Milano 1963) e dopo la sua morte, lo studio del baritono Giuseppe Zecchillo (San Paolo del Brasile, 1929 – Milano, 2011). Zecchillo però appassionato di pittura, non solo non cancellò le tracce di Manzoni, di cui fu collezionista, ma invitò i suoi amici artisti (tra cui Fontana, Bonalumi, Baj, Morlotti, Vermi e molti altri) a omaggiarne la memoria con proprie opere o decorando le formelle della parete vetrata dello studio, ancora visibili.

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La fragilità della vita nei Nidi di Tadashi Kawamata e in Meuble Plus di Yona Friedman

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Tadashi Kawamata – Nests in Milan – Assi di legno – Palazzo di Brera Cortile della Magnolia – 2022 – Foto La Città Vegetale

Fino al 23 luglio, a Milano, sono visibili i Nidi (Nests in Milan) di Tadashi Kawamata (Hokkaido – 1953), cinque installazioni in legno distribuite sulle facciate di altrettanti edifici della città. La più imponente è quella che riveste completamente la galleria Building, che ha organizzato la mostra, in via Monte di Pietà e che si sviluppa anche all’interno per tutti i suoi tre piani. Le altre quattro, di dimensioni meno significative ma comunque suggestive, sono collocate sul retro del Grand Hotel et de Milan, proprio di fronte alla galleria; sull’angolo del centro Congressi Fondazione Cariplo; nel Cortile della Magnolia a Brera e infine, di fronte all’ADI Design Museum dove, in autunno, l’artista giapponese realizzerà un’opera site specific, riutilizzando i materiali impiegati per Nests in Milan. Contemporaneamente, ma solo fino al 17 aprile, nel giardino della Triennale di Milano, è visibile Meuble Plus, del grande architetto Yona Friedman (Budapest 1923 – Parigi 1920), acquisita alla Collezione Permanente di questo ente e che, a mio modo di vedere, si colloca concettualmente sulla stessa lunghezza d’onda dei Nidi di Kawamata.

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Mineur Mineur, i bambini minatori di Bertille Bak

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Bertille Bak – Mineur Mineur – 2022 – 5 video simultanei – 14 minuti – Courtesy Fondazione Merz – Photo Andrea Guermani

Si basa su un gioco di parole il titolo della nuova personale dell’artista francese Bertille Bak (Arras, 1983), in corso a Torino alla Fondazione Merz fino al 22 maggio di quest’anno. Mineur in francese vuole dire minore ma anche minatore e quindi Mineur Mineur si traduce come Minore Minatore, cioè Bambino Minatore e infatti la mostra ci parla del lavoro minorile nelle miniere di cinque paesi: India (carbone), Indonesia (stagno), Tailandia (oro), Bolivia (argento) e Madagascar (Zaffiri). Ma se invece traduciamo il termine semplicemente come minatore, otteniamo Minatore Minatore, a indicare uno di quegli uomini divenuti anziani dopo una vita trascorsa in miniera, perché anche di questi ci parla l’esposizione e infine, la ripetizione dei due termini diventa quasi un’esclamazione, un’invocazione alla figura del minatore di cui si vogliono cantare le gesta o più semplicemente la storia.

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Spore e Metaspore tra Torino e Milano, le mostre di Carlo Steiner e Anicka Yi

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Anicka Yi – Biologizing The Machine (terra incognita), 2019 -Vetrine in acrilico, acciaio verniciato, terra di Venezia, carbonato di calcio, tuorli d’uovo, cellulosa, PCB personalizzato, sensori di gas – Dimensioni variabili – Courtesy l’artista, Gladstone Gallery, New York e
Bruxelles, e 47 Canal, New York – Foto Renato Ghiazza

A Torino, alla galleria Gagliardi e Domke Contemporary, fino al 19 maggio e a Milano al Pirelli HangarBicocca, fino al 27 luglio, sono di scena rispettivamente le Spore di Carlo Steiner (Rieti, 1957) e le Metaspore di Anicka Yi (Seoul, 1971). Due mostre molto diverse, accomunate dalla presenza nel titolo e in sala delle spore, cioè di una forma di vita che nel regno vegetale e nei funghi, di cui si occupa Steiner, serve alla riproduzione, mentre nei batteri, a cui è più interessata Anicka YI, è impiegata a mantenere in vita una specie allorquando le condizioni ambientali sono avverse, restando in uno stato latente, fino al momento in cui trovano un substrato giusto per far ripartire il processo di germinazione. Pur trattandosi di tecniche diverse, pittura per Steiner, scultura per Anicka Yi, le mostre trattano dell’intervento dei processi naturali, a livello microscopico, nel lavoro artistico e di quale sia il ruolo dell’artista.

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