TMD2020. Gli artisti della terra

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Un dorodango di Bruce Gardner -Foto di Jenna Close – Behance

TMD è l’acronimo di Terra Migaki Design. Migaki in giapponese vuol dire lucidato e quindi la traduzione potrebbe suonare “design della terra lucidata”. La lucidatura ha a che fare con un particolare oggetto, il dorodango, una sfera di argilla che, secondo una tecnica artistica giapponese, viene levigata manualmente fino ad ottenere una superficie lucida che può assumere diversi colori a seconda della sua composizione e delle polveri che vi vengono aggiunte. Nato dalla collaborazione culturale tra Italia e Giappone e sviluppatosi con eventi per il Fuori Salone, oggi TMD rappresenta in Italia un gruppo di professionisti che promuove la realizzazione di edifici, finiture e oggetti in terra cruda, coordinato dall’ arch. Sergio Sabbadini che ne è il propugnatore e “l’ideologo”.

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Kengiro Azuma lo scultore dell’invisibile

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Kengiro Azuma – Foto da Archvio Azuma

Nel corso della mia visita alla galleria LUAR, in via Bandinelli 60 a Milano, di cui ho parlato in questo blog, mi ero imbattuto in alcune statue in pietra dello scultore Kengiro Azuma (1926-2016) che aveva avuto, lì accanto, al piano terra di una palazzina, il proprio studio/abitazione, oggi luogo di lavoro del figlio, l’arch. Ambrogio Azuma che mi ha aiutato, nel corso di una chiacchierata al telefono, a inquadrare la figura, umana e artistica, del padre.

Sono già noti alcuni avvenimenti della vita di Kengiro Azuma che hanno influenzato profondamente la sua ricerca artistica: la provenienza da una famiglia di fonditori di bronzo che realizzava campane; la partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale come pilota kamikaze che però si salva grazie alla fine del conflitto; la crisi che attraversa subito dopo, quando per un anno, non esce di casa come un Hikikomori. Durante questo periodo matura l’idea di dedicarsi all’arte e grazie a una borsa di studio, giunge in Italia, dove resterà tutta la vita, per seguire il lavoro di Marino Marini. Ma va considerata anche la sua “identità ambientale”, intesa come connessione psicologica e culturale con la natura del proprio paese di provenienza, il Giappone, caratterizzato da fenomeni climatici estremi e da frequenti terremoti e maremoti, con grandi conseguenze umane, fenomeni naturali che lo shintoismo, la religione nazionale giapponese, ritiene manifestazione di forze divine. Il figlio mi spiega che i giapponesi, a causa dell’estrema precarietà dell’esistenza dovuta alla geologia e al clima, sono abituati a vivere nel presente, serenamente, grazie a questa consapevolezza. Una mia amica, l’artista giapponese Asami Takahashi aggiunge che, per vivere bene devi usare concetti semplici che vadano alla radice delle cose e che lo stato migliore è il niente perché ti consente di non soffrire.

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Bathygraphica. Come gli abissi marini divennero visibili grazie al lavoro della scienziata Marie Tharp e del pittore Heinrich Berann.

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Heinrich Berann – Manuscript painting of Heezen Tharp World ocean floor -1977

La Giornata Mondiale degli Oceani si celebra l’8 giugno ed è l’occasione per riflettere sulla loro importanza. Essi coprono il 71% della superficie del globo terrestre, producendo il 50% dell’ossigeno e intercettando il 30% di tutta l’anidride carbonica. Questi benefici sono minacciati dall’aumento della loro temperatura media che non deve superare i 15° e dai rifiuti plastici che creano vere e proprie isole, con conseguenze per pesci e uccelli.

Nonostante siano stati percorsi sin dall’antichità, fino alla prima metà del ventesimo secolo è stato impossibile far giungere fin nelle loro profondità il nostro sguardo. I circa undici chilometri della Fossa delle Marianne, la più profonda depressione oceanica, sono da considerarsi, per quanto riguarda la visibilità, alla pari dello spazio cosmico più profondo, senza però che ad oggi, a differenza che per quest’ultimo, sia stato possibile realizzare un “telescopio” che ci consenta di osservare cosa accada sul fondo del mare.

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Georges de La Tour l’Europa della luce. Una mostra al tempo del Covid

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Georges de La Tour – L’educazione della Vergine – 1646 1648 – Museo del Louvre

La mostra “Georges de La Tour l’Europa della Luce”, in corso al Palazzo Reale di Milano, ha avuto uno svolgimento singolare. La curatrice Francesca Cappelletti, in una bella intervista, del 20 febbraio scorso, al podcast “Il posto delle parole”, raccontava che inizialmente, si era pensato di chiamare la mostra “L’Europa delle Tenebre”, riferendosi alla consuetudine del pittore e di altri artisti suoi contemporanei, di dipingere scene ambientate in interni poco illuminati. Solo successivamente si era preferito optare per “l’Europa della luce”, privilegiando il richiamo al chiarore fornito dalle candele che rischiarano le scene dei quadri. Purtroppo la mostra, che avrebbe dovuto restare aperta dal 7 febbraio al 7 luglio di quest’anno, è stata chiusa a causa dell’emergenza sanitaria, divenendo una delle mostre simbolo della situazione “dell’Europa del Covid”.

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LUAR la galleria per la felicità di Maria Beretta

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Giuseppe Pellizzari – Legami – matite colorate -2013

Ad aprile del 2019 è nata a Milano una nuova galleria d’arte. Si chiama LUAR, parola portoghese che vuol dire luce lunare, una luce che “illumina” le cose e le persone in maniera diversa da quella del sole. Ad aprirla è stata Maria Beretta, avvocato con uno studio legale ben avviato, perché mi dice: “Ad un certo punto volevo portare bellezza per me e per gli altri e una galleria è un luogo di bellezza”. Maria è giunta alla realizzazione di questo progetto dopo una lunga ricerca non solo fisica ma anche interiore. Nella galleria vorrebbe presentare design d’arredo, gioielli, sculture, fotografia, pittura ma, come vedremo, anche altro.

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