Quattro capanne più una. Il valore della semplicità per A. Bellobono, C. Moulin e L. Caffo


(Tempo di lettura 4 minuti)
La capanna di Charles Moulin sul Monte Marrone a 1805 m slm (Molise)

In questi giorni, in cui si susseguono  i dibattiti e le indagini su quali dovrebbero essere i valori della ripartenza, vi propongo di parlare della semplicità, a partire dall’esperienza di Angelo Bellobono (Nettuno, 1964), artista e sportivo,  Charles Moulin (Lille, 1869-Isernia, 1960), pittore francese che trascorse gran parte della sua vita nel Molise e Leonardo Caffo (Catania, 1988), filosofo, autore del libro “Quattro capanne o della semplicità”.

Angelo Bellobono sta portando avanti, in questi giorni, un programma di residenza diffusa denominato Linea 1201, con cui toccherà, da Luglio a Settembre, alcuni luoghi dell’Appenino Centrale: le Mainarde in Molise, il Monte Alpi in Basilicata, La Valle del Samoggia in Emilia-Romagna e i Monti della Laga sul versante laziale, dipingendo in ognuna di queste mete. Bellobono aveva già realizzato una prima versione di questa iniziativa nel 2018, quando era salito su 9 cime degli Appennini italiani, dal Monte Maggiorasca in Liguria al Dolcedorme in Basilicata, lungo una linea di 1201 km, da cui il nome, portando a casa, da ogni cima, un sacchetto di terra con cui aveva realizzato delle opere che potete vedere qui.

Linea 1201 è un progetto che ha alla sua base la semplicità. Portare la pittura in quota richiede una semplificazione del proprio bagaglio da artista e da escursionista che per essere trasportato nello zaino, deve essere ridotto all’essenziale. Ma quest’anno, a sottolineare ulteriormente questo aspetto, Bellobono è partito dalla capanna che il pittore francese Charles Moulin aveva costruito nel primo dopoguerra su un costone delle Mainarde, a 1800 metri di quota e che qui potete vedere in un  video. Moulin, vincitore del Prix de Rome nel 1896, aveva conosciuto in quell’occasione uno zampognaro molisano, Vincenzo Tommasone, che fu suo modello e che gli fece scoprire quella regione, in cui si rifugiò e in cui visse per lunghi periodi nell’arco di quarant’anni. La capanna era il luogo in cui poteva vivere immerso nella natura che era alla base della sua visione pittorica, distaccato dal mondo.

Leonardo Caffo ci parla invece delle “capanne” di Henry David Thoreau, di Theodore Kaczynski (più conosciuto come Unabomber), Le Corbusier e Ludwig Wittgenstein per condurre, in un libro molto bello e di facile lettura, una sua personale riflessione sulla filosofia e sulla semplicità come valore necessario del nostro presente. Ognuno di loro, per motivi diversi e in momenti differenti della propria vita, costruì una capanna in cui rifugiarsi. Thoreau, nel 1845 a ventotto anni, per sottrarsi allo stile di vita dei propri concittadini di Concord, si trasferì nel bosco di Walden per 26 mesi, dove edificò con le sue mani una piccola abitazione di 12 mq ca con una spesa di 28$, esperienza che avrebbe, poi, raccontato nel libro “Walden, vita nel bosco”. Kaczynski realizzò una capanna più o meno delle stesse dimensioni su un terreno di proprietà della famiglia, in cui visse, senza acqua e elettricità, dal 1971 quando, a 29 anni, lasciò l’insegnamento, al 1996 quando fu arrestato. Le Corbusier progettò nel 1952, quando aveva ormai 65 anni, a Roquebrune, come regalo di compleanno per sua moglie, un piccolo “Cabanon” dove trascorsero lunghi periodi, fino alla sua morte avvenuta nel mare antistante. Infine, Wittgenstein nel 1913, a 24 anni, eresse una casetta su una scogliera nel fiordo norvegese di Sognefjord, dove si rifugiò spesso per portare avanti le sue speculazioni filosofiche.

Lasciamo da parte le caratteristiche delle varie capanne, se esse fossero più o meno grandi o confortevoli e se i nostri cinque protagonisti vi abbiano vissuto per periodi più o meno lunghi. Ciò che importa è che ognuno di loro abbia avvertito la necessità, a un certo punto della propria vita, di una dimora minima, collocata in uno spazio immerso nella natura, luogo di meditazione ma anche di lavoro. Esse avevano, inoltre, a che fare, più o meno esplicitamente e consapevolmente, con la necessità di semplificare la loro vita, di porre fine al distacco della loro esistenza dalla natura. Anche l’esperienza di Kaczynski, prima degli attentati, partì con premesse diverse.  

Caffo, nel corso del libro, fornisce numerose definizioni di semplicità, che cambiano a seconda del punto di vista che consideriamo, economico, politico o filosofico/esistenziale per limitarci ai principali.

Dal punto di vista economico, semplicità vuol dire innanzitutto possedere di meno e quindi comprare e consumare meno. Provate a fare un elenco degli oggetti che vi sono veramente necessari per vivere, eliminate i doppioni e tutti quelli che potere avere in uso e vedete a che numero riuscite ad arrivare e poi limate e tagliate ancora. 

Da un punto di vista politico, semplicità, a mio avviso, è “uscita dalla prassi”, dal dibattito, dal chiacchiericcio dei social, dall’intervento continuo su tutto. Meglio concentrarsi su pochi temi specifici, con soluzioni concrete che coinvolgono persone di ogni schieramento con le quali dialogare.

Dal punto di vista filosofico/esistenziale ho scelto, tra quelle proposte da Caffo, due definizioni, ambedue vicine allo spirito di Moulin e di Thoreau. Secondo la prima la semplicità è “dove nessuno capisce quando termina l’uomo e inizia la natura.” Per la seconda è “Bloccare il sistema dell’azione come algoritmo Intenzione-Obiettivo-Risultato, a favore di un atto che sia davvero quello del divenire animale-del divenire pianta-del divenire sostanza.”

La semplicità può servirci come nuovo valore a cui ispirare la ripartenza? Io penso di sì. La sostenibilità, il biologico, le energie green che molti ritengono determinanti, non modificano invece il livello dei consumi e non rinunciano a quell’idea di progresso che ci ha guidati finora e che giudichiamo responsabile della situazione in cui si trova la Terra.

 Con questo post la Città Vegetale vi dà appuntamento a settembre e vi augura Buone Ferie.

Abstract

Four cabins plus one. The value of simplicity for A. Bellobono, C. Moulin and L. Caffo

In these days, while people are discussing on what the values ​​of the restart should be, I propose to talk about simplicity, starting from the experience of Angelo Bellobono (Nettuno, 1964), artist and sportsman, Charles Moulin ( Lille, 1869-Isernia, 1960), French painter who spent most of his life in Molise, Italy and Leonardo Caffo (Catania, 1988), philosopher, author of the book “Four cabins or about simplicity”.


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