Agricoltura e arte in Abruzzo. Dal frantoio di Raffaele Baldini Palladini a Pollinaria


(Tempo di lettura 3 minuti)
Museo dell’olio di Loreto Aprutino (PE)-La targa dell’oleificio di Raffaele Baldini Baldinelli

Ho trascorso il mese di agosto in Abruzzo dove ho avuto l’occasione di visitare l’antico frantoio di Raffaele Baldini Palladini (RBP) (1842-1916) e che oggi ospita il Museo dell’olio di Loreto Aprutino (PE). Il Palladini, un originale e innovativo imprenditore oleario, avviò la costruzione di un vero e proprio marchio alimentare come inteso oggi, mescolando elementi materiali e immateriali, in modo da valorizzare il proprio olio d’oliva.

Il frantoio, distribuito su due piani, era ospitato in un originale palazzetto di forma neogotica conosciuto come Castelletto Amorotti e attribuito da alcuni a disegni dell’artista abruzzese Francesco Paolo Michetti. Le olive vi giungevano trasportate dai Culiunde (letteralmente i culi unti, i contadini che provvedevano alla raccolta, al trasporto e alla molitura). Qui, al primo piano, erano stati realizzati degli ampi spanditoi, in modo che le olive potessero essere collocate sul pavimento, senza essere ammassate le une sulle altre. Da qui venivano spinte, attraverso una caditoia, nella macina a tre mole dove veniva ottenuta la pasta di olive. Questa veniva poi collocata, mediante dei fiscoli, un manufatto di giunco con o senza tasche, nei torchi, prima di legno e poi di ferro e infine di acciaio, in modo da spremere tutto il liquido e ottenere una sanza completamente asciutta.  

Le innovazioni apportate da RPB non si limitarono all’aspetto produttivo ma riguardarono anche la parte di promozione e commercializzazione, partecipando alle esposizioni internazionali dove ottenne numerosi premi, corredando le sue esportazioni di certificati che attestavano i tempi intercorsi tra la data di raccolta e di molitura delle olive, il tutto con confezioni prestigiose che ne esaltavano il valore. Per queste ultime si avvalse della collaborazione del già nominato Michetti che progettò l’espositore e le bottiglie in cristallo di Boemia per le fiere, facendone un vero e proprio trofeo. Oltre che con il noto pittore, RPB ebbe intensi rapporti anche con lo scultore Costantino Barbella e il musicista Francesco Paolo Tosti, con i quali restano testimonianze di corrispondenze epistolari e che certamente contribuivano a creare l’ispirazione per la promozione del prodotto oleario.  

I rapporti tra imprenditori e artisti nel periodo di fine Ottocento e primi Novecento erano del resto frequenti. Gli artisti furono i primi copywriters e pubblicitari delle aziende che si stavano sviluppando, come testimoniato dall’attività di Gabriele D’Annunzio, altro abruzzese che coniò, anche se più tardi, il nome per La Rinascente   o per il liquore Aurum o i biscotti SAIWA.  

Alla morte del RBP l’attività fu proseguita sotto il cognome del marito dell’unica figlia femmina, Maria che sposò il Barone Luigi Amorotti. A distanza di tanti anni un discendente, Gaetano Carboni prosegue assieme ad altri familiari, sulle stesse terre, nel comune di Civitella Casanova (PE), l’attività produttiva degli antenati, affiancandovi il progetto Pollinaria: “un disegno di rigenerazione per l’ambiente agrario, un organismo radicale e composito volto a costruire l’essenza di un nuovo archetipo rurale. Campi concentrici di studio e di azione tracciano un sistema in costante progressione, tra arte, scienza, agricoltura e altri fattori determinanti.” A Pollinaria, Carboni ha ospitato, a partire dal 2007, una serie di artisti che uniscono competenze scientifiche e artistiche e che riflettono sul futuro della vita rurale come Nikola Uzunovski, la coppia HeHe, il gruppo dei Futurefarmers, Agnes Meyer-Brandis e altri.

Dal punto di vista dei rapporti tra agricoltura e arte, l’Abruzzo è stato, a partire dagli anni Settanta, terreno di sperimentazioni attraverso la collaborazione tra imprenditori agricoli, operatori del mondo dell’arte e mecenati o sponsor che hanno dato luogo ad azioni di grande originalità. Queste furono avviate dalle discussioni di Joseph Beuys: “Fondazione per la Rinascita dell’Agricoltura”, che si tenne a Pescara il 12 febbraio 1978, e “Difesa della Natura”, svoltasi a Bolognano (PE), il 13 maggio 1984, organizzate grazie all’intuizione e al mecenatismo di Lucrezia Di Domizio Durini.  Nell’alveo di queste si collocano l’installazione site-specific “No man’s land”, realizzata nel 2016 a Rotacesta, sempre sul territorio di Loreto Aprutino, per iniziativa di Mario Pieroni e Fiona Stiefelmeier con opere di Yona Friedman, Jean Baptiste Decavèle e Alvin Curran e il progetto “Opus Mundi” di Pep Marchegiani di prossima realizzazione, di cui parlerò più avanti.

Forse tutto ciò accade in Abruzzo perché, per usare ancora le parole di Gaetano Carboni, “Stretto tra la morsa distopica della città contemporanea e la purezza arcaica dei monti del Gran Sasso, questo spirito marziale del mondo contadino lotta per conquistare una nuova identità e propagare la sua formula di salvezza.”

Abstract

Abruzzo has been, since the 1970s, a field of experimentation concerning agriculture and art, carried out through the collaboration between agricultural entrepreneurs, operators in the art world and patrons or sponsors who have given rise to actions of great originality. But already at the end of the nineteenth century the activity of the oil entrepreneur Raffaele Bandini Baldinelli contemplated relations with artists. Many years later, one of his descendants created Pollinaria, a project with wich he invited some artists to reflect on the future of agriculture.

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4 pensieri riguardo “Agricoltura e arte in Abruzzo. Dal frantoio di Raffaele Baldini Palladini a Pollinaria”

  1. Ciao Fabrizio, grazie di queste informazioni e riflessioni sullo sviluppo dell’imprenditoria agricola in Abruzzo, una buona pratica antica della terra dei miei nonni (dalla quale anch’io sono appena rientrata), che offre spunti interessanti per le attività di cooperazione internazionale allo sviluppo. Cari saluti

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    1. Buongiorno Nicoletta e grazie del commento. Naturalmente le mie riflessioni riguardano una parte molto limitata e specifica dell’agricoltura abruzzese che è molto più ampia e articolata ma sono felice di sapere che vi hai trovato degli spunti per il tuo lavoro. Personalmente credo che le attività di cooperazione internazionale potrebbero essere anche un’ottima occasione per far conoscere l’arte di quei paesi e attraverso questa migliorare la loro conoscenza.

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