I lavoratori del mare di Mario Morigi


(Tempo di lettura 4 minuti)
Mario Morigi – Olio sul tavola- 1955- Ristorante A’Riccione – Milano

A’ Riccione è il più noto ristorante di pesce di Milano. Fondato negli anni 50, continua la sua attività grazie ai fratelli Di Paolo che hanno rilevato e rinnovato la sua gestione negli storici locali di via Taramelli. Qui sono stati conservati parte degli arredi e dell’ambientazione originale, tra cui una serie di oli su tavola di grandi dimensioni e un mosaico di una decina di metri di lunghezza e di oltre un metro di altezza che arredano due delle tre sale in cui si svolge l’attività. Si tratta di elementi dell’allestimento che Mario Morigi (1904-1978), artista cesenate, aveva realizzato per conto degli allora proprietari, la famiglia romagnola Metalli e su invito di Alberto Rognoni, cesenate anch’egli e proprietario del Guerin Sportivo nonché fondatore del Cesena Calcio.

Mario Morigi, è stato pittore, scultore, ceramista e poeta. Poco più che ventenne aprì uno studio d’artista a Cesena, dove svolgerà tutta la sua carriera, con l’eccezione della trasferta milanese degli anni Cinquanta che però lo convinse di non essere attratto dalla vita nella grande città. Definito “il pittore dei pagliai”, anche se ha dipinto molti altri soggetti, può essere considerato un artista locale nel senso di aver svolto la sua attività in un ambito geografico ben delimitato. Difficile inquadrare il suo stile. Le opere milanesi sembrano influenzate da richiami futuristi ma anche da un profondo senso della realtà che, a mio avviso, lo avvicina alla corrente del realismo milanese che, proprio negli anni della sua presenza nella metropoli lombarda andava svolgendo la sua attività, oltre che da alcuni rimandi a Guttuso.

Come ho detto, i proprietari di A’ Riccione chiesero a Morigi, non solo dei quadri, ma una vera e propria ambientazione marinaresca del locale. Di questa restano i bozzetti e alcune foto in b/n che mi sono state messe a disposizione dall’Archivio Morigi. Vi si vedono una vera e propria barca nella sala piccola e un affresco sulla parete di fondo della sala grande del locale con una vela che solca le onde spiegata al vento. I dipinti invece, erano collocati nella sala piccola del ristorante, in modo da formare una fascia che correva, in alto, lungo i due lati della sala, mentre ora sono stati separati e collocati ad altezza d’uomo, su pareti dipinte di un bell’azzurro caldo, in modo che possano essere ben osservati da chi sta pranzando. Il mosaico invece era nella sala grande, nella attuale destinazione.

I pannelli raffigurano non delle scene di pesca vera e propria ma le varie attività che si svolgono una volta che i pescherecci sono ritornate in porto: lo scarico dei pesci di varie dimensioni, mediante cassette o a spalla; il recupero delle reti e la loro riparazione, il lavaggio degli attrezzi che sono stati impiegati per la pesca e la vendita del pescato. I personaggi sono uomini e donne che hanno certamente un che di statuario e di eroico anche se non stanno pescando e se non stanno correndo i rischi che si incontrano quando si va per mare. Siamo nella fase a valle, la pesca è stata fatta, i pericoli e il mare sono alle spalle eppure restano una certa grandezza e un certo rispetto. Nel grande mosaico invece, il ciclo del mare si completa anche con le scene di pesca; un uomo in piedi su una barca, sotto un cielo stellato, sta arpionando un grande pesce mentre altri stanno tirando a riva una grande rete piena di pesci e altri, sfuggiti alla cattura, si muovono ancora nel mare. Probabilmente il fine di Morigi era illustrativo e in un certo senso, anche celebrativo, e questo spiega perchè manca la grandiosità del mare e anche della battaglia che ogni volta si svolge tra questo e gli uomini.

Incontrare queste opere nel ristorante mi ha fatto molto piacere, oltre che per la loro bellezza, perchè mi sembra giusto che ci siano dei quadri a ricordarci che quello che mangiamo è il risultato di un’attività complessa e che prima di arrivare nel piatto, il cibo ha una lunga storia. Nel caso del pesce, solo da pochi anni ci sono allevamenti ma fino ad allora e certamente negli anni in cui Morigi dipingeva, esso era il risultato della caccia che veniva effettuata quotidianamente da uomini che solcavano un elemento che non poteva essere governato a piacimento e che, una volta usciti dal porto, andava affrontato senza che si potesse semplicemente tornare indietro, perchè a volte la strada del ritorno poteva essere altrettanto pericolosa.

Dopo aver visto i quadri di Morigi, ho letto “I lavoratori del mare” di Victor Hugo. Anche se in questo libro il vero protagonista è il mare con l’immensità dell’Oceano, al punto che esso avrebbe potuto intitolarsi “Il lavoro del mare”, la trama che riguarda Gilliat e la sua opera titanica di recupero del motore del vapore di Lethierry per sposare la sua nipote Déruchette, ci riporta alla vita di tutti i giorni, alla fatica, all’orgoglio e all’umiltà che si intravvedono dietro i personaggi di Morigi.

The sea workers

In the A’Riccione restaurant in Milan, founded in the 1950s, part of the furnishings and the original setting that Mario Morigi (1904-1978), an artist from Cesena, had created in those years are preserved, including a series of oils on wood by large dimensions and a mosaic of about ten meters in length and over one meter in height that decorate two of the three rooms in which the activity takes place. The panels do not depict actual fishing scenes but the various activities that take place once the boats have returned to the port: In the large mosaic, however, the cycle of the sea is also completed with the fishing scenes; a man standing on a boat, under a starry sky, is harpooning a large fish while others are hauling a large net full of fish ashore and others are still moving in the sea. These Milanese works seem to be influenced by futurist references but, in my opinion, also by a profound sense of reality that brings him closer to the current of Milanese realism which, precisely in the years of his presence in the Lombard metropolis, was carrying out its activity, but also by some references to Guttuso and Malevich.

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2 pensieri riguardo “I lavoratori del mare di Mario Morigi”

  1. Grazie Fabrizio per avermi ricordato di questo fantastico ristorante di Milano dove ho festeggiato la laurea di mio figlio!
    Non avevo idea della storia delle opere che lo rendono un posto ancor più pregevole, no solo per la qualità delle pietanze, ma anche per il buon gusto di chi lo ha creato e di chi lo gestisce!!

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    1. Francesca felice di aver suscitato i tuoi bei ricordi e di aver aggiunto qualcosa di nuovo a questi

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