La nona onda


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Ivan Konstantinovic Ajvazovskij – La nona onda- 1850

“La nona onda” è un dipinto del 1850 di Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, attualmente esposto al Museo di Stato di San Pietroburgo. Raffigura alcuni uomini, scampati a un naufragio, aggrappati a quello che resta del pennone della nave su cui erano imbarcati. Il cielo si sta aprendo ma il mare infuria ancora e la più grande delle onde, che si ripeterebbero secondo la tradizione marinara a gruppi di nove sempre più grandi, sta per abbattersi su di loro.

Il quadro, a cui si è ispirato anche l’artista cinese Cai Guo Qiang per la realizzazione di una sua opera omonima nel 2014, può essere visto come una metafora della situazione che il genere umano sta vivendo nell’attuale pandemia. Stiamo resistendo e limitando i danni ma la nostra “nona onda” è questa o deve ancora arrivare?

La domanda prende spunto dalla lettura di “Spillover”, il bellissimo libro del giornalista scientifico David Quammen pubblicato nel 2012, il cui contenuto può essere così riassunto. Le malattie umane e quelle animali sono strettamente intrecciate perché siamo una specie animale legata in modo indissolubile alle altre per le nostre origini e la nostra evoluzione. Una malattia trasmessa dagli animali agli esseri umani prende il nome di Zoonosi mentre il meccanismo con cui i patogeni animali passano agli umani è chiamato Spillover. Molte delle infezioni degli ultimi quarant’anni: HIV, SARS, Ebola, Aviaria, sono state delle Zoonosi causate da virus presenti da anni, nell’organismo di animali selvatici ospiti e tracimati a un certo punto negli umani scatenando terribili malattie.

Responsabili dello Spillover sarebbero: 1) il sovraffollamento di alcuni territori a causa dell’esplosione della popolazione mondiale; 2) la pressione della nostra specie sugli ecosistemi delle foreste tropicali che sta creando nuove occasioni di contatto con i patogeni; 3) gli spostamenti degli individui tra le varie parti del mondo che contribuiscono a diffonderli. Nel 2012 l’autore ipotizzava che “la prossima Grande Epidemia, si conformerà al modello perverso dell’influenza, con alta infettività prima dell’insorgere dei sintomi…(e) si sposterà da una città all’altra sulle ali degli aerei”.

Poiché la nuova pandemia di COVID possiede le caratteristiche previste possiamo attribuire grande credibilità alla sua analisi. Non c’è dubbio che l’aumento della popolazione mondiale e della densità abitativa in alcune aree del mondo e la globalizzazione abbiano contribuito alla diffusione dei patogeni. I virus, al pari dei vegetali e dei semi non “hanno organi locomotori ma molti di loro hanno viaggiato in tutto il mondo…si fanno dare un passaggio” dal vento, da un animale o dagli uomini.

Luke Jerram – Glass Virus

Non sempre dimostrata appare invece la responsabilità delle devastazioni ambientali per alcune epidemie. Nel caso di Ebola, lo Spillover si sarebbe verificato a causa del tradizionale consumo della carne di scimpanzè da parte degli abitanti dei villaggi di vari paesi africani. Per l’HIV, Quammen ipotizza che sia avvenuto non più tardi del 1908, nel Camerun Sudorientale, per consumo di carne infetta e che il virus abbia compiuto un lungo percorso attraverso il Congo e Haiti prima di manifestarsi, nel 1980 negli USA, con il primo caso dell’ipotetico “paziente zero” Gaetan Dugas.

Il virus contro cui stiamo combattendo potrebbe essersi sviluppato con le stesse modalità di quello della SARS. Già nel 2003, secondo Quammen, a Canton e Shenzen si poteva osservare che il consumo degli animali selvatici, figlio di una tradizione alimentare stravagante, denominata “Era delle specialità selvatiche”, era divenuto simbolo di ostentazione alla pari di un bene di lusso. Il commercio degli animali avveniva, come adesso, nei famigerati wet market cinesi, in gabbie aperte, disposte le une sulle altre in modo che le deiezioni cadessero su quelli in basso, fornendo un ambiente favorevole alla trasmissione di patogeni di specie in specie e anche all’uomo. Allora l’animale ospite del virus SARS apparve essere in un primo tempo lo zibetto, un piccolo animale simile alla mangusta e poi un tipo di pipistrello.

Per quanto l’individuazione degli animali ospiti non sia semplice e proceda per tentativi, siamo più consapevoli dei rischi connessi con la Zoonosi e lo Spillover, che si sommano a quelli contenuti del saggio “La società del rischio” del sociologo Ulrich Beck, pubblicato nel 1986. Allora la preoccupazione dell’Autore riguardava soprattutto i rischi nucleari e ambientali, ma Beck sottolineava che le forme tradizionali di vita sociale non sono compatibili con la società industrializzata. Il controllo dell’intera catena alimentare umana, con ferree regole igienico-sanitarie a livello mondiale, appare pertanto indispensabile per contenere il rischio di Zoonosi.

Purtroppo, le conclusioni di Quammen, ribadite in una recente intervista non sono tranquillizzanti: “Quando hai finito di preoccuparti di un’epidemia inizia a preoccuparti della prossima.” Ci saranno quindi altre onde da cui proteggersi.

Tornando all’arte, i virus a differenza di insetti e invertebrati non hanno finora trovato rappresentazione, forse a causa delle loro dimensioni di poche decine di nanometri, tranne che in pochissimi casi come quello di Luke Jerram che realizza dal 2003 virus e batteri di cristallo. Tuttavia, la loro capacità di rendersi anonimi e di nascondersi, di mimetizzarsi all’interno di altri organismi, evoca l’arte di Liu Bolin, l’artista mimetico, l’uomo invisibile.

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2 pensieri riguardo “La nona onda”

  1. Suggerisco di leggere ” Salute circolare” di Ilaria Capua e “Lo strano odore della vita” di Tonelli Mattia.

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  2. Caro Fabrizio, difficile fare un commento a quanto trasmesso così esplicitamente dal tuo scritto che non sia pessimista. Mi prendo più tempo per meglio elaborare i funesti presagi per trovare, con il mio testardo ottimismo, qualche piccola scintilla di speranza per il nostro futuro. Nel frattempo mi mimetizzo nel grigio imperante come Liu Bolin!

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