A caccia per…Fame


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Edoardo Manzoni – Allodoliere

Animali e vegetali hanno avuto, fino a un certo punto, storie simili. Sostituiti dalle macchine e allontanati dalle città i primi, sdradicati per fare posto a case e infrastrutture i secondi, vi hanno fatto rientro sotto forme diverse. Pets e peluches nel primo caso, piante da appartamento nel secondo. Per gli animali selvatici o esotici sono stati allestiti gli zoo, anche sotto forma di parchi (in Italia ve ne sono complessivamente 15 riuniti dalla UIZA), che resistono e si sviluppano, nonostante le condizioni di vita degli ospiti siano solo una simulazione di quella reale. Le piante velenose si possono trovare nei giardini botanici, ma guardare un vegetale che potrebbe essere nocivo per la nostra vita non ha, per noi umani, lo stesso fascino che guardare un animale.

Se il peggioramento delle condizioni climatiche e la necessità di mitigazione dei fenomeni estremi hanno fatto avviare i programmi di piantumazione nelle città, celebrando ormai il rientro, dei vegetali nel territorio urbano, lo stesso non può dirsi per gli animali per i quali le città restano off-limits. Cani e gatti e altre specie vivono in casa e nelle strade al guinzaglio; le carrozzelle con cavalli saranno presto vietate e gli altri pochi animali avvistabili nelle città oltre ai ratti, sono solo scoiattoli, anatre e qualche uccello di ripa nei pochi corsi d’acqua ancora esistenti. Non mancano, per fortuna, cornacchie e gabbiani, anche se ci piacciono meno.

Il nostro rapporto con gli animali è più complesso di quello con i vegetali. Alcuni di noi distinguono tra animali da compagnia, quelli che sono destinati alla nostra contemplazione nei parchi, quelli utili per la ricerca scientifica e quelli per l’alimentazione e per ognuno di questi possono provare sentimenti diversi. Per altri di noi, gli animali sono esseri senzienti che provano dolore e per questo motivo hanno gli stessi diritti degli animali umani di non essere uccisi o imprigionati. La polemica tra questi due gruppi, definiti i primi Specisti e i secondi Antispecisti, può condurre a dei paradossi. I cacciatori possono finire per sostenere di essere i veri amici degli animali mentre chi dimentica la diversa natura degli animali, finisce per subirne le conseguenze, come la donna che voleva coccolare un leone e dovette essere ricoverata per gravi ferite.

La bella mostra di un giovane artista, Edoardo Manzoni (1993), intitolata “Fame”, da poco conclusa allo State Of di Milano, è stata utile per riflettere su queste contraddizioni, a partire dal tema della caccia. Le opere di Manzoni raccontano di quale sia il rapporto tra cacciatore e preda, ma anche di come, alcune componenti di questo rapporto, siano costitutive del nostro vivere quotidiano. L’itinerario delle opere ci trasporta dalla caccia per fame, a quella per passatempo delle tenute nobiliari, fino a quella condotta per pura ostentazione, per conquistare un indumento o un oggetto prezioso. Alcuni lavori, “Senza Titolo (Fame)”, sono specie di trappole, realizzate per lo più con materiali vegetali. “L’Allodoliere” riproduce gli specchietti impiegati per attrarre gli uccelli, lo specchietto per allodole entrato nel nostro linguaggio, a cui molto spesso finiamo per credere. Le due scene di caccia, da cui è stato rimosso il predatore, sono una metafora di quanto avviene nel nostro mondo in cui le scene di violenza sono nascoste.

Edoardo Manzoni – Senza Titolo (Fame) – legno, plastica, specchiante – archivio personale 2020

Manzoni riesce a evidenziare gli elementi strutturali della relazione cacciatore-preda: l’attesa, la seduzione, la cattura/morte, elementi che non appartengono solo alla caccia, ma anche alla nostra esperienza di consumatori e alle nostre relazioni sentimentali.

Il tema del rapporto con gli animali, come ha messo in evidenza anche il filosofo Leonardo Caffo, sostenitore di un antispecismo debole, è scomodo e difficile più di altri, dato che oscilliamo sempre tra l’amore e la paura per loro e quindi tra avvicinarli e tenerli a bada. D’altronde, nel momento in cui si supera il livello degli insetti o almeno di alcuni di loro, come le migliaia di mosche impiegate da Damien Hirst per realizzare la sua opera Holocaust, il tema si complica. Lo slogan del sessantotto “Dio non ha fatto nulla di inutile ma con le mosche e i docenti ci è andato vicino” oggi potrebbe avere degli oppositori tra gli antispecisti. Esiste inoltre il livello degli organismi invisibili a occhio nudo, come batteri e virus, che trasportiamo inconsapevolmente nei nostri corpi e sulla cui caccia, in tempi di Coronavirus, Specisti e Antispecisti si troverebbero d’accordo.

La nostra ambivalenza nei confronti degli animali durerà a lungo. Essi sono stato il primo soggetto dei dipinti umani, oggetto di adorazione prima che di consumo, ma ormai quel rapporto di familiarità si è rotto. Non dipendiamo più dagli animali per la nostra vita e quindi abbiamo nei loro confronti sentimenti diversi. Il lavoro di Edoardo Manzoni ci ricorda tutto questo.

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