“Il Primo Canto” di Edoardo Manzoni


(Tempo di lettura 4 minuti)
Edoardo Manzoni-Natura Morta: Germano Reale, Alzavola, Pittima, Folaga-legno, legno laccato, ferro ramato, vetro, vernice-2020-Foto di Alberto Petrò

Edoardo Manzoni (Crema 1993) è un giovane e promettente artista che ha già al suo attivo numerose mostre e altri interessanti iniziative artistiche. Avevo già scritto di lui a inizio febbraio di quest’anno, in occasione della sua mostra “Fame” che aveva tenuto allo spazio State of di Milano, in cui aveva affrontato il tema della caccia e della relazione cacciatore-preda, mettendo in evidenza che i suoi aspetti archetipici: la fame, l’attesa, la seduzione, non appartengono solo a questa attività ma sono propri del nostro vivere quotidiano e della nostra esperienza di esseri dotati di sentimenti che elaborano strategie di conquista.

Nella sua nuova mostra “Il Primo Canto”, ancora in corso alla galleria The Adress di Brescia, introdotta da un bel testo di Piergiorgio Caserini, il tema resta per molti versi lo stesso ma si amplia e prende in considerazione gli uccelli a partire, per l’appunto, dal loro canto, il primo che l’essere umano abbia ascoltato e poi imparato a imitare per servirsene ai fini della loro cattura. Come nella precedente mostra, Manzoni si serve di oggetti di uso comune dopo averli rielaborati, per illustrare questo particolare momento della relazione dell’essere umano con la natura, realizzando opere ispirate a trappole come: i Richiami Vivi; quelle a sfera per allodole, anche chiamate Macaco; o le palette girevoli sulle quali sono disposti delle piccoli superfici riflettenti con la funzione di “specchietti per le allodole”.

L’opera più importante e veramente nuova di questa sua esposizione è però una “Natura morta” (nella foto di apertura). Quattro fischietti impiegati nella caccia per attrarre alcuni uccelli come: il Germano Reale, l’Alzavola, la Pittima Reale, la Folaga, sono stati ingigantiti fino ad assumere dimensioni da 110 a 155 cm, trasformandoli in sculture realizzate in legno, legno laccato, ferro ramato e vetro. In tal modo hanno assunto le sembianze di vasi statuari che sono stati collocati in una sala silenziosa, illuminati da una luce blu, che consente sia di mantenere al naturale i colori, ispirati a quelli degli uccelli, sia di fornire a tutta la scena un’aura di sacralità. Osservando la scena il pensiero corre a Giorgio Morandi e alle sue nature morte: come in queste “l’oggetto funzionale viene svuotato della sua identità specifica per poter diventare un’entità plastica da riempire ogni volta con nuovi significati”.

Il momento di cui ci parlano è quello che precede la cattura delle prede o almeno il suo tentativo. Il momento magico in cui l’essere umano, animale e preda anche egli, diviene consapevole di quale è il suo posto nella catena alimentare e che potrà essere cacciato e cacciatore. Un attimo fondativo del nostro essere e della nostra civiltà, in cui la motivazione fondamentale resta la fame, che non dovremmo mai dimenticare, perché ci rimette al nostro posto, assieme alla nostra capacità di osservare e di accumulare conoscenza per fabbricare oggetti. Una scena in cui tutto è sospeso e in cui, emessi i richiami, si resta nell’attesa silenziosa che gli uccelli si alzino e possano essere presi.

Manzoni aggiunge così altri elementi alla riflessione che sta portando avanti da tempo e che, partita dalla pittura di genere e dalle scene di caccia, ha isolato man mano alcuni elementi iniziali della vita dell’essere umano. La sua ricerca potrebbe sfociare in molte direzioni, anche considerando “altre categorie di uccelli come quelli tropicali”, ci dice. Gli esseri vegetali, per adesso, fanno da sfondo. Ne riconosce l’importanza ma è consapevole della loro complessità e della necessità di prepararsi adeguatamente per poterli trattare.

Nel suo lavoro è certamente possibile scorgere, oltre all’abilità e alla passione, un metodo sistematico di pianificare nel tempo i temi della sua indagine. Caratteristiche, come lui riconosce, educate dalle Accademie; la NABA dove ha studiato e Brera con i cui docenti-artisti ha collaborato, scuole che lo hanno aiutato a conoscere il ”sistema dell’arte”. Mondo che richiede, aggiungo io, un comportamento simile a quello dell’imprenditore che deve mettere a punto la sua idea, tenerla riservata, predisporre i mezzi e saper cogliere l’attimo in cui può affermarsi ma che deve essere anche, al tempo stesso, capace di collaborare, cooperare, stabilire relazioni, creare contenuti, documentare, mettere insieme mondi.

Della sua visione del mondo dell’arte e della sua abilità organizzativa, Manzoni ha già dato dimostrazione, prima con la fondazione, assieme ad altri, del collettivo Ditto, un gruppo di giovani artisti che ha svolto un lavoro “archeologico” sulle immagini che si sedimentano nella nostra epoca, e poi dando vita al progetto Residenza La Fornace in cui ha invitato più di 80 artisti a relazionarsi con la cascina in cui è cresciuto. Il progetto si è dipanato nel corso di due anni con fasi trimestrali che hanno seguito i ritmi della natura e che hanno ruotato, nel 2018-2019, attorno al tema delle stagioni, e nel secondo anno, 2019-2020, attorno alle fasi lunari: Luna Nuova, Luna Crescente, Luna Piena e Luna Calante. Il progetto, visibile solo da remoto, giungerà a conclusione a fine novembre e ha certamente richiesto un notevole impegno, sia per l’organizzazione della presenza dei partecipanti sia per la documentazione fotografica delle opere che Manzoni ha realizzato assieme al fotografo Mattia Angelini.

Per aggiungere infine una nota personale, Manzoni mi racconta che il progetto “Residenza La Fornace” ha avuto anche il merito di far comprendere meglio ai suoi genitori, che non lo hanno comunque mai ostacolato, quale sia la sua attività. Partecipando alla vita in comune il padre ripeteva a tutti gli ospiti la stessa domanda: “Ma è anche lei un artista?” la risposta positiva che riceveva da tutti loro gli ha confermato che il figlio non è il solo a svolgere questo lavoro, rassicurandolo.

Ora Edoardo Manzoni vuole tornare a concentrarsi su di sé e sono certo che la sua ricerca imboccherà direzioni di sicuro interesse.

  • Edoardo Manzoni-Nido-2020-Foto di Alberto Petrò
  • Edoardo Manzoni-Natura Morta: Germano Reale, Alzavola, Pittima, Folaga-2020-Foto di Alberto Petrò
  • Edoardo Manzoni-Makako-2020-Foto di Alberto Petrò
  • Edoardo Manzoni-Allodoliere-2020-Foto di Alberto Petrò
  • Edoardo Manzoni-Richiamo vivo-2020-Foto di Alberto Petrò

“The First Singing” by Edoardo Manzoni

Edoardo Manzoni (Crema 1993) is a young and promising artist I had already written about at the beginning of February, on the occasion of his “Fame” exhibition in which he addressed the theme of hunting and the hunter-prey relationship. In his new exhibition, “The First Singing” the theme expands and takes into consideration the birds starting, precisely, from their song, the first that the human being has heard and then learned to imitate in order to use them for their own capture.


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