Il lavoro sotterraneo della natura nell’Orto Botanico di Bergamo


(Tempo di lettura 4 minuti)
Daniela Barzaghi-Specchi d’acqua-Vetro e filo di acciaio-2021

L’Orto Botanico di Bergamo Lorenzo Rota, nella sua sede di Città Alta, ha ospitato, nella settimana che si è appena conclusa, la mostra d’arte ambientale Il lavoro sotterraneo della natura, ideata e curata da Valeria Vaccari che ha invitato cinque artisti: Daniela Barzaghi, Patrizia Bonardi, Helene Foata, Gaetano Fracassio e Maria Cristina Galli, a realizzare opere appositamente pensate per questo spazio, dopo averlo visitato nei mesi precedenti. Secondo la curatrice, “Mentre noi Umani assistevamo inermi alla pandemia osservando il mondo da una finestra o su un balcone, la Natura riprendeva i suoi spazi indisturbata, il suo ciclo vitale di gemmazione, fioritura, frutto e infine apparente silenzio nei mesi invernali continuava indifferente. Il lavoro sotterraneo si manifestava con piccoli segni, quasi invisibili ai nostri occhi”. Partendo dalle sensazioni vissute nel periodo della chiusura e della sospensione originato dalla pandemia, agli artisti si chiedeva di concepire lavori che si affiancassero al ritmo della Natura, integrandosi e mimetizzandosi con essa riconoscendone la supremazia. Dopo Bergamo, a partire da settembre, la mostra sarà replicata in altri sedi, Paderno Dugnano, nella biblioteca progettata da Gae Aulenti e a Cremona, nel chiostro che ospita l’associazione ALAC, con nuove realizzazioni ispirate ai differenti contesti.

Gli orti botanici stanno vivendo un periodo particolarmente felice. Pur essendo musei, godono di esserlo all’aria aperta e per quanto espongano opere particolarmente complesse come alberi, arbusti, siepi e piante officinali di cui solo i botanici esperti possiedono cognizione di causa, sono luoghi in cui noi esseri umani, amiamo trovarci, in virtù della biofilia, la sensazione di far parte dell’ambiente naturale che proviamo quando ci troviamo in un parco, nella campagna amena o sull’alto di una montagna. Essi sono degli zoo vegetali perché molte delle piante che vi troviamo sono state portate lì anche da luoghi lontani e sono state acclimatate e abituate a sopravvivere, sono cioè un luogo artificiale ma che ci appare al contrario spontaneo e originale. Essi sono, inoltre, per loro vocazione dei luoghi d’arte perché contengono erbari, collezioni di piante essiccate e pressate, ordinate secondo precisi criteri tassonomici; disegni dal vero delle piante realizzati con varie tecniche; rappresentazioni ceroplastiche e modelli in vari materiali di frutti e semi e particolari di vari apparati vegetali.

Anche l’Orto Botanico di Bergamo, per quanto fondato nel 1972 ed essendo quindi relativamente giovane, raccoglie i risultati di un’attività classificatoria iniziata nell’Ottocento per merito di Lorenzo Rota (Carenno 1818-Bergamo 1855), medico e botanico, cui appunto l’orto è intitolato e che per primo aveva condotto una sistematizzazione della flora bergamasca. Del resto, l’interesse per i vegetali era profondamente legato alla farmaceutica e alla cura delle persone. Curiosità non secondaria, poi, il fatto che la sua scomparsa dipese dal colera da cui lui purtroppo, in quanto medico, restò contagiato.

Gli artisti invitati, dopo aver visitato l’Orto, hanno realizzato opere che si sono collegate e integrate in maniera più o meno esplicita al contesto culturale e ambientale che ho appena descritto, scegliendo una localizzazione specifica in cui collocarle e ambientarle. È evidente però che le fonti ispiratrici sono state le più diverse e non limitate alla specificità del luogo.

  • Maria Cristina Galli-Come un dio che dorme-legno, ferro, vetro (carta)-Misure: cm 105x75x26-2021 (particolare)
  • Gaetano Fracassio-Tempo sospeso-Particolare-Tecnica mista-2021
  • Helene Foata-Impulso. Comunicazione vegetale-170x100x80-corda, lino, stoppa-2021
  • Helene Foata-Impulso. Comunicazione vegetale-170x100x80-corda, lino, stoppa-2021 (particolare)
  • Maria Cristina Galli-Come un dio che dorme-legno, ferro, vetro (carta)-Misure: cm 105x75x26-2021
  • Daniela Barzaghi-Specchi d'acqua-Vetro e filo di acciaio-2021
  • Gaetano Fracassio-Tempo sospeso-Particolare-Tecnica mista-2021
  • Patrizia Bonardi-Radici Volanti-garza e cera d'api-2021

Per Maria Cristina Galli (Milano, 1966) il punto di partenza sono stati dei versi del poeta Salvatore Toma (Maglie 1951-1987). “Se si potesse imbottigliare/l’odore dei nidi,/se si potesse imbottigliare/l’aria tenue e rapida/di primavera/se si potesse imbottigliare/l’odore selvaggio delle piume/di una cincia catturata/e la sua contentezza,/una volta liberata”. Ispirata da questi ha collocato all’interno di una vecchia gabbia in legno per conigli, appoggiata su sostegni di ferro collocati in un piccolo specchio d’acqua, dei contenitori metallici per preparazioni galeniche, riempiti con essenze naturali raccolte e macerate in alcool. Il titolo dell’opera Come un dio che dorme è tratto da una poesia di Fernando Pessoa, ispirato al grande silenzio della natura immota nella notte.

Daniela Barzaghi (Milano), ha voluto sintetizzare nei suoi Specchi d’acqua collocati nelle cavità di mortai presenti nell’Orto, le immagini dei campi coltivati a riso che poteva vedere dalle finestre della sua casa situata ai confini con il Parco Sud Milano e che una volta allagati si riempivano dei colori del cielo, delle nuvole e dei cambiamenti della natura circostante.

Quasi rappresentazione di un orto botanico è il lavoro di Gaetano Fracassio (Bitonto, 1962) Tempo Sospeso, che, a partire da semi raccolti durante la chiusura, ha prima illustrato su piccole tele, le piante a cui avrebbero dato luogo e poi li ha sigillati in piccole giare in ceramica, collocate sopra dei pezzi di legno disposti come le ore in un quadrante di un orologio.

Patrizia Bonardi, (Gazzaniga, BG), è fondatrice dell’associazione Artists.Sociologists e si concentra sui temi dell’ambiente, della parità di genere e dell’immigrazione. Per Bergamo ha inserito nell’ambiente espositivo dei manufatti di fiber art, Radici Volanti e La Sposa Germoglia, realizzate in garza trattata con cera d’api che rievocano la vita vegetale e quella di coppia degli umani.

Infine, Elene Foata (Parigi, 1974), con la sua opera Impulso Comunicazione vegetale, in corda, lino e stoppa, ha dato rappresentazione delle modalità comunicative del mondo vegetale con le sue terminazioni sotterranee che formano il Wood Wide Web.

Una mostra molto interessante e che certamente avrebbe meritato un periodo espositivo più lungo. Tuttavia, la formula dinamica prescelta dalla curatrice di rendere itinerante il progetto, con la presentazione di opere collegate al contesto in cui si svolgerà, consentirà di verificare come il tema sarà interpretato e di poterne apprezzare le differenti modalità realizzative nel corso del tempo.

Abstract

The botanic garden of Bergamo hosted, in the week that has just ended, the environmental art exhibition, Il lavoro sotterraneo della natura, conceived and curated by Valeria Vaccari. The five artists invited were asked, starting from the feelings experienced during the period of closure and suspension originated by the pandemic, to conceive works that would complement the rhythm of Nature, integrating and camouflaging with it recognizing its supremacy. After Bergamo, starting from September, the exhibition will be replicated in other venues, Paderno Dugnano, at Villa Rotondi Park and in Cremona, in the cloister that houses the association ALAC, with new works inspired by different contexts.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *