ArtVerona 2023: due premi, due artisti, due scoperte


(Tempo di lettura 5 minuti)
Edgardo Mannucci, Piastra, 1965, Alluminio e vetro di Murano

L’edizione 2023 di ArtVerona, svoltasi dal 13 al 15 ottobre, con 130 gallerie presenti, ha confermato che si tratta di un evento molto importante per gli espositori e per il pubblico di collezionisti e non solo che visitano la manifestazione per trovare opportunità di acquisto, incontrare gli artisti già affermati e scoprirne di nuovi. In una manifestazione così ampia è arduo trovare un criterio interpretativo e quindi ho preferito riassumerla, come dice il titolo in: due premi, due giovani artisti, due scoperte.

Due premi

Sono stati premiati due artisti che mi sono particolarmente cari e di cui ho parlato negli anni passati. Linda Carrara (Bergamo, 1984) che era presente in manifestazione con la Galleria Boccanera di Trento- Milano di Giorgia Lucchi, ha ricevuto il Premio Casarini Due Torri Hotel – Ottava Edizione per l’opera D’inverno, Lo Stagno, del 2022.  Un quadro che appartiene al suo definitivo passaggio alla rappresentazione della natura in cui uno scorcio di paesaggio naturale, uno stagno appunto, è costruito utilizzando pochissimi colori, riuscendo però, grazie alla sua abilità pittorica a restituirne tutte le sfumature e a creare l’effetto della trasparenza dell’acqua e dei raggi di luce che illuminano la scena.

Linda Carrara, D’inverno, Lo Stagno, 2022

Il secondo è Enrico Minguzzi (Cotignola, 1981) presente con la Nuova Galleria Morone di Milano che ha vinto il premio Icona sostenuto da Fondazione Coppola con l’opera D’oro decoro, del 2022.

Enrico Minguzzi, D’oro decoro, 2022

Si tratta di un’opera che fa parte di un ciclo a cui l’artista si è dedicato da un paio d’anni e che rappresenta una netta cesura con la sua attività precedente di paesaggista e con cui ha inaugurato una serie di nature morte con vegetali e piante di natura assolutamente fantastica, immaginate a partire dalla sua lunga osservazione del mondo naturale.

Due giovani artisti

Segnalo in primo luogo Andrea Barzaghi (Monza, 1988), che ha partecipato quest’anno al 22° Premio Cairo e che seppur non risultato vincitore, ha presentato un’opera di grande interesse. A Verona era presente con la Galleria Cardelli e Fontana di Sarzana che esponeva la sua opera Burning man. Barzaghi ha creato un proprio stile pittorico e alcune scene iconiche che si ripetono nelle sue pitture, dipingendo a pennello scarico che crea un particolare effetto graffiato sui paesaggi di cime di montagna e parti di verde. Su piani prospettici spesso mescolati tra di loro e anche con piani temporali diacronici si inseriscono figure umane dall’aspetto vagamente sironiano ma quasi fiabesche, simili a giganti buoni, che compiono azioni diverse al fine di sottolineare che i suoi quadri sono slegati dalla contemporaneità.

Andrea Barzaghi, Burning Man, 2022

Molto più giovane e operante in tutt’altro ambito è Maria Positano de Vincentiis (Napoli, 1995) con studi e residenza a Londra, presente in manifestazione nello stand della Galleria Nashira di Milano, in cui aveva installato quattro sculture nel quadro di un discorso, riguardante il fuoco, con l’altro artista Andrea Zampella. Le sculture di Maria Positano rivelano la sua la sua grande passione per la storia, i costumi, le armature e le strategie di difesa che mescola assieme combinando vari elementi e particolari, ottenendo sculture senza tempo, appartenenti a popoli del passato o di un futuro distopico che potrebbero essere di uso divinatorio, di auspicio e di protezione. Molto interessanti sono i materiali che Maria Positano impiega con grande abilità, raggiungendo effetti di forte impatto che ben si adatterebbero ad uno set fotografico o cinematografico.

Maria Positano de Vincentiis, Sun Disk, polpa di carta, stagno, putty epossidica, cera da restauro, 2023

Due scoperte

Nell’ampio panorama dell’arte italiana può accadere che artisti di grande valore siano ormai divenuti poco noti. Due anni fa, sempre ad Art Verona, ero rimasto folgorato dalle opere di Arturo Vermi, quest’anno da quelle di altri due.  La Galleria Spazia Di Bologna presentava una interessante, seppur contenuta rassegna retrospettiva, delle opere di Edgardo Mannucci (1904-1986), che ebbe rapporti molto intensi prima con i futuristi e poi con altro importanti artisti come Corrado Cagli, i fratelli Basaldella e poi Alberto Burri. Le opere presentate sono quelle del periodo degli anni 50 e 60, in cui è forte l’effetto del ricordo dell’esplosione nucleare, in cui impiega metalli come rame, alluminio, ottone e vetro, materiali impiegati una volta nelle botteghe artigiane e che Mannucci maneggiava magistralmente in versione artistica e ricaduti purtroppo nell’oblio nonostante si notino segnali di un possibile riutilizzo artistico.

Edgardo Mannucci, Idea, Ottone e scorie di bronzo, 1967

Il secondo è Gino Bogoni (Verona 1921-1990) presentato dalla Galleria Cinquantasei di Bologna. Di formazione precocissima, viene ammesso a tredici anni all’accademia Cignaroli di Verona dove lavora con il direttore Franco Egidio Girelli. Le sue realizzazioni in bronzo spaziano dal figurativo come con la serie dei Bovi oppure con i profili di donna, al concettuale con le opere Quadrato Vitale, Rettangolo Vitale, Ombre, Le grandi ruote, Lotus. Nel 1966 è invitato alla Biennale di Venezia. Le sue opere si caratterizzano anche per poter essere suonate come se fossero percussioni.

  • Gino Bogoni, Bove, 1961

ArtVerona 2023: two awards, two artists, two discoveries

The 2023 edition of ArtVerona, held from 13 to 15 October, with 130 galleries present, confirmed that this is a very important event for exhibitors and for the public of collectors and not only who visit the event to find shopping opportunities, meet established artists and discover new ones. In such a large event it is difficult to find an interpretative criterion and therefore I preferred to summarize it, as the title says in: two awards, two young artists, two discoveries.


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