Per i musei è tempo di muoversi


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Mappa del nuovo mondo – Rossana Baroni – RB© – 2020

Di tutti i futuri possibili quello che stiamo vivendo è certamente quello che avevamo immaginato meno. Temevamo il terrorismo islamico o l’invasione degli ultracorpi oppure speravamo di raggiungere Marte nei prossimi anni, ma non avevamo pensato che saremmo dovuti restare chiusi in casa, per difenderci da un nemico invisibile che può anche ucciderci.

Stare in casa, del resto, non è solo un dovere ma anche una necessità a cui siamo stati costretti dalla progressiva chiusura di tutti i luoghi che siamo soliti frequentare. Uno dei primi provvedimenti ha riguardato il blocco dei musei e delle gallerie d’arte, con l’annullamento delle mostre e di tutti gli eventi collegati. Luoghi, almeno quelli italiani, che sono così divenuti difficilmente raggiungibili anche via web perché, finora, sono stati appena sfiorati dall’innovazione digitale e dalla fruizione a distanza.

Fidando sulla fine dell’emergenza fissata, amministrativamente, ai primi di aprile e animati dalla sincera volontà di mettersi a disposizione dei cittadini, molti di essi hanno messo in cantiere, in maniera a volte un po’ confusa e frettolosa, una qualche digitalizzazione dei contenuti oppure hanno rafforzato o annunciato la loro presenza sui social. Il Museo Egizio, la Pinacoteca di Brera, le Gallerie degli Uffizi, il Maxxi di Roma hanno messo in campo i direttori e i curatori delle varie aree che hanno presentato in video singole opere, mentre, nel caso del Madre di Napoli, sono state presentati lavori appositamente realizzati per questo periodo.

Molti altri musei dispongono di foto e di schede digitali delle loro raccolte, magari anche suddivise per temi, in modo da creare dei percorsi di visita. La fruizione è però spesso faticosa. I tempi di caricamento delle immagini sono piuttosto lenti e la successione delle opere che si ottiene finisce per essere noiosa. In generale, i siti web sono stati realizzati per fini di comunicazione e di servizio, per annunciare eventi o fornire informazioni ai visitatori o mostrare le immagini delle opere, ma non per consentire una vera e propria visita virtuale del museo o dell’esposizione. Nei fatti i musei sono chiusi. L’unico che oggi risulta virtualmente aperto e consente una visita con guida, a pagamento, è il Musme, il Museo della Medicina di Padova.

Poichè è ormai chiaro che l’emergenza non finirà ai primi di aprile e che nessuno sa quando avrà termine, i musei dovrebbero decidersi ad affrontare i cambiamenti che la pandemia provocherà nei nostri comportamenti. Probabilmente non ci sarà una ripresa immediata delle vecchie abitudini, ma ci sposteremo meno e saremo timorosi dei luoghi pubblici per ancora del tempo. Questo vuol dire che il museo, inteso come luogo dove i visitatori si recano da tutto il mondo per osservare le opere d’arte, perderà appeal, almeno per un certo periodo. D’altro canto, alcuni importanti eventi artistici, tipicamente le opere della Land Art, sono già realizzati in grandi spazi aperti e sono fruibili sui media. Inoltre, solo per stare alle mostre di casa nostra, alcuni di noi potrebbero preferire visitare on-line l’esposizione, naturalmente pagando un biglietto più alto di quello on-site, invece di spendere tempo e denaro del viaggio e affrontare rischi che saranno ancora presenti nella nostra memoria.

Per rendere fruibile da remoto una mostra occorrerà realizzare degli investimenti specifici, non solo per la piattaforma informatica ma anche per le riprese, il commento e la post-produzione, ma non si tratta di qualche cosa di impossibile. Le opportunità del Piano triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei musei promosso dal MiBACT, devono pertanto essere colte e messe a frutto, per prepararsi alla vera riapertura.

Noi visitatori continueremo a muoverci nello spazio, ma a mano a mano, sempre più in quello virtuale, anche se non sarà facile abituarsi. In aggiunta potremo muoverci nel tempo. Il filosofo Marco Senaldi, autore di un recente libro dedicato a Marcel Duchamp, ha raccontato in un’intervista il seguente aneddoto. L’artista e attivista Katherine Sophie Dreier, grande sostenitrice di Duchamp, era proprietaria della sua opera “Il grande vetro” (chiamata anche “La Sposa messa a nudo dai suoi scapoli”) che aveva prestato per una mostra. Durante il viaggio di ritorno, la cassa che la conteneva cadde e il contenuto si fracassò. La Dreier non se ne occupò per anni, finchè, constatato che era in pezzi, si rivolse all’Artista perché la ricomponesse. Duchamp passò tre mesi nella casa della sua mecenate per aggiustare l’opera e, in una lettera in cui parlava di questa esperienza, scrisse che “si era trattato di un viaggio nel tempo”.

Se non possiamo muoverci nello spazio possiamo andare nel passato e rivedere cosa abbiamo fatto. Non sempre dobbiamo affannarci su ciò che c’è di nuovo, ma possiamo occuparci di ciò che abbiamo già visto e ripercorrerlo con la memoria.

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2 pensieri riguardo “Per i musei è tempo di muoversi”

  1. Quando il futuro è “incerto” è non solo utile rivolgerci al nostro passato sia personale che di “paese, nazione” per trarre conforto e stimoli nuovi;
    “Quando fuori è tutto grigio, spuntano dalla memoria raggi di luce a bilanciare gli umori e riavviare le speranze…….”

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  2. Non sono d’accordo con “naturalmente pagando un biglietto più alto di quello on-site”
    Il bello di andare a una mostra è anche il muoversi verso, il tornare, il viaggio, e vedere una mostra online è comunque un ripiego, può costare, ma non può costare di più.

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