“Siamo forse migliori noi?” Cosa è cambiato dal “Ragazzo di Turkana” vissuto 1,6 milioni di anni fa ai “Cittadini” fotografati da Paola Di Bello?


(Tempo di lettura 4 minuti)
Carmelo Micalizzi – Siamo forse migliori noi? – 1991

Sulla Lettura del 21 giugno di quest’anno, era apparsa una lunga intervista del filosofo Telmo Pievani al noto antropologo keniota Richard Leakey (Nairobi, 1944), in cui si annunciava la nascita di “Ngaren” (L’inizio), il Museo dell’Umanità. Realizzato in collaborazione con Naturalis, il Centro sulla Biodiversità di Leida e con la partecipazione dell’antropologa e designer museale Federica Crivellaro, sorgerà in Kenya, dove Leakey ha condotto le sue ricerche sull’origine della vita. Nel 1984, nel corso di queste indagini nei pressi del lago Turkana, era stato ritrovato lo scheletro di un ominide morto a 10 anni e risalente a 1,6 milioni di anni fa, denominato Ragazzo di Turkana. Per il suo ideatore Ngaren avrà la missione di un cambiamento di mentalità: partendo dalla constatazione che l’umanità si è sviluppata in Africa e illustrando la sua evoluzione attraverso le scoperte fatte in quel territorio, mostrerà che noi esseri umani siamo una creazione del mondo, non divina e che i pregiudizi razziali non hanno senso.

Dalla preistoria veniamo ai giorni nostri quando ho visitato la mostra “Cittadini” di Paola Di Bello (Napoli, 1961) a cura di Francesco Zanot, in corso alla Galleria Bianconi di Milano fino al 6 novembre di quest’anno. L’esposizione raccoglie le foto appartenenti a 8 cicli di lavori: Lucciole, Framing the community, Cosa si vede a Mirafiori, Rischiano pene molto severe, La disparition, Sao Paulo, Bildung e Video Stadio, realizzate dal 1988 al 2006, in cui i soggetti sono i cittadini, partecipanti attivi o osservati a loro insaputa, nelle loro attività “infraordinarie”, quelle di cui parla Georges Perec.

Guardando le foto di Paola Di Bello, mi è apparso un collegamento tra le situazioni in cui si trovano i soggetti fotografati e i commenti che illustrano le differenti esposizioni che ci saranno a Ngaren, come se, al netto dei milioni di anni passati, i concetti che ci servono a spiegare i comportamenti umani fossero gli stessi.

  • Paola di Bello-Framing the community

Osserviamo le foto che appaiono nello slide show e consideriamo ad esempio, “Rischiano pene molto severe” (1988), in cui sono fotografati dei senza tetto che dormono sdraiati sui marciapiedi di Milano, esposti in verticale come fossero dei bozzoli sospesi e il video “Sao Paulo”, realizzato con Armin Linke, girato all’interno delle favelas di quella città brasiliana. Ora, leggiamo cosa dice il sito di Ngaren a proposito dell’Homo Sapiens, cioè di noi: <<Stai scoprendo la storia “fuori dall’Africa”, insieme a ciò che stava accadendo “in Africa” nel frattempo. Ti stai rendendo conto che ciò che rende gli esseri umani diversi nel loro aspetto esteriore rivela diversi adattamenti lungo il nostro viaggio evolutivo a tutte le latitudini e continenti>>. In effetti, ciò che facciamo nella nostra vita di tutti i giorni è un continuo processo di adattamento, assumendo aspetti diversi per mimetizzarci, attrarre, difenderci. I nemici e i pericoli sono in parte gli stessi, non più animali feroci ma ancora malattie, fame, freddo, a cui abbiamo aggiunto il riscaldamento globale. L’adattamento è la nostra soluzione di umani, di senzatetto, di abitanti delle favelas.

Passiamo a “Framing the community” e “Cosa si vede a Mirafiori”, scene di gruppi familiari nel quartiere Isola di Milano o di cittadini che vivono il quartiere Mirafiori di Torino in diversi momenti della giornata, raffigurazioni di una comunità. Leggiamo adesso cosa dice il sito di Ngaren a proposito del “Ragazzo di Turkana”: “C’è qualcos’altro: ti tocca il cuore. Lo scheletro del ragazzo di Turkana racconta di una storia di malattia e compassione: la causa della sua morte è stata probabilmente una malformazione della colonna vertebrale, ma la sua comunità deve essersi presa cura di lui, perché altrimenti non sarebbe sopravvissuto fino all’età di dieci anni. La compassione faceva parte del mondo del Ragazzo di Turkana tanto quanto lo è del tuo. La compassione fa parte del nostro riuscito adattamento all’ambiente come specie”. Compassione è sinonimo anche di solidarietà, se non fossimo compassionevoli non potremmo essere solidali, se non fossimo compassionevoli e solidali le comunità esploderebbero. Nelle foto della Di Bello vediamo compassione, solidarietà tra gruppi familiari e gruppi di cittadini colti nel momento del cambiamento; la demolizione della Stecca degli Artigiani a Milano o dopo la trasformazione di Mirafiori a Torino.

E infine “La disparition”, la mappa della metropolitana di Parigi incollata nelle stazioni, fotografata in 350 fotogrammi, una per stazione e poi ricostruita. Qui il confronto non sta nei contenuti ma nel concetto. Si tratta di una specie di graffito di un mondo che non esiste più, quello analogico, in cui per trovare le fermate della metro le si toccava fino a consumare gli strati di carta e a far apparire il fondo su cui erano incollati i manifesti, alla pari delle rocce su cui sono stati fatti i disegni rinvenuti nelle grotte, in cui abitarono i primi uomini.

Ma, allora, “Siamo forse migliori noi?” come si domandava il pittore Carmelo Micalizzi, titolando un suo dipinto del 1991, in cui accostava grattacieli e centrali fumanti alle figure di animali ed esseri umani trovate nei graffiti primitivi. Non so se siamo migliori ma certo non siamo molto diversi.

Abstract

The Vegetable City is one year old and to celebrate it takes a journey into the past, to our origins. What has changed from the “Turkana Boy”, a hominid who lived 1.6 million years ago, in present-day Kenya and died at about 10 years of age, to the “Citizens” photographed by Paola Di Bello from 1980 to 2006? “Are we perhaps better?” the Sicilian painter Carmelo Micalizzi asked himself as he juxtaposed primitive graffiti to skyscrapers and smoking plants in one of his paintings. By combining the comments that introduce the various areas of Ngaren (The beginnings), the Museum of Humanity under construction in Kenya, with the photos of Paola Di Bello, we can answer that if we do not know if we can say that we are better, we are certainly not very different.

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2 pensieri riguardo ““Siamo forse migliori noi?” Cosa è cambiato dal “Ragazzo di Turkana” vissuto 1,6 milioni di anni fa ai “Cittadini” fotografati da Paola Di Bello?”

  1. Grazie Fabrizio,
    ho apprezzato molto il tuo articolo, soprattutto l’aspetto interdisciplinare e trasversale tra le materie e i saperi.
    Ho sempre a cuore l’attraversamento delle conoscenze che non devono rimanere in compartimenti separati.
    Grazie e spero di conoscerti presto di persona,
    Paola

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    1. Gentilissima Paola, grazie mille del tuo commento e dell’apprezzamento per quello che ho scritto.
      Spero anch’io di poter fare presto la tua conoscenza.
      Fabrizio

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