Linda Carrara all’osmosi tra natura morta e paesaggio


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Ogni mostra è una “trappola”, un ambiente dove venite attratti e in cui curatore, gallerista e artista hanno collaborato o “cospirato” per presentarvi una nuova realtà, per suggestionarvi e per farvi immergere in un ambiente estraneo e diverso da quello che vi siete lasciato alle spalle, una volta che avete superato la soglia della galleria. A questo effetto si somma quello di ogni singola opera. Ogni lavoro artistico, ogni installazione, ogni quadro, video, scultura, fotografia, sono il tentativo dell’artista di portarvi nel suo mondo, nella sua realtà che può essere volutamente ambigua e che può avere l’obiettivo di voler indagare il confine tra vero e falso, tra realtà e immaginazione, tra naturale e artificiale. Questo è ciò che ho pensato dopo aver visitato La prima passeggiata di Linda Carrara (Bergamo, 1984), allo spazio espositivo non profit The open box di Milano.

In un box di un condominio nei pressi della via più commerciale della città, dipinto completamente di bianco, si ergono, da cielo a terra, leggermente spostate sulla sinistra, due travi di una vecchia dimora del Seicento, ancora con il loro corredo di chiodi, che rappresentano i tronchi degli alberi che furono. Sulla parete di fronte, un quadro raffigura il paesaggio che intravvedete tra gli alberi; altri alberi, arbusti, vegetazione, uno specchio d’acqua di cui si scorge il fondo con piante acquatiche e poi raggi di sole piatti su questa superficie, forse riflessi da una finestra. Quando, dopo esservi avvicinati al quadro vi volgete indietro, vi accorgete che la faccia delle due travi, ora a voi visibile, è di marmo, o almeno sembra, così che l’ambiente in cui vi trovate potrebbe essere non più quello esterno in cui La prima passeggiata avrebbe dovuto condurvi ma quello di uno spazio interno.

Approdo consapevole al paesaggio di questa giovane artista, l’opera, realizzata in un periodo lungo un anno, a partire dalla fine del primo lockdown, quando per l’appunto si è potuto riprendere a uscire e a passeggiare, sintetizza non solo immagini della memoria di altre passeggiate ma il percorso stesso che dalla natura morta l’ha portata verso l’esterno, ancora però in una forte compenetrazione tra quelli che non sono stili ma piuttosto luoghi, ambiti, in cui continuare l’indagine sulla pittura e sulla sua capacità di rappresentare la realtà.

Dopo aver studiato all’Accademia di Brera con l’artista Vincenzo Ferrari, di cui è stata per sei anni assistente di studio ed essersi a lungo dedicata alla rappresentazione della figura umana (se volete averne un’idea cliccate qui), approda poi casualmente alla pittura delle cose dipingendo per la prima volta una gabbietta in metallo per gatti, occasione che rappresenta per lei la scoperta dell’oggetto e del paesaggio interno. Inizia così un periodo di una decina di anni, durante i quali la sua produzione si orienta lungo tre direzioni: la pittura di oggetti, i finti marmi e i trompe l’oeil e infine i frottage.

Le nature morte di Linda Carrara non hanno però nulla in comune con i tavoli, le alzatine e i vasi su cui sono disposti fiori, frutti, cacciagione, cioè esseri non più viventi, né con il richiamo alla vanitas che spesso si accompagna ad essi, né con i vasi di Morandi. I suoi oggetti sono parallelepipedi posti sul pavimento, che appare simile ad un asaroton, oppure fluttuanti nel vuoto, ripresi da angolazioni diverse, parti di un insieme più grande, una ecolalia, cioè una ripetizione di forme a cui a volte se ne aggiungono altre estranee come maschere e parti di statue dell’antichità, in un’atmosfera metafisica e surrealista magrittiana, a cui non è probabilmente estraneo il suo trasferimento a Bruxelles.

  • Linda Carrara - ecolalia 03 - olio su lino 200x300 circa -2015 - Exhibition Mental Things - at CROXHAPOX - Gent- photo by Gabrelle Gobeau Bianco
  • Linda Carrara - Exhibition Mental Things - at CROXHAPOX - Gent - photo by Gabrelle Gobeau Bianco
  • Linda Carrara - ecolalia8-olio-su-tela-300x200 circa - 2015 - Exhibition Mental Things - at CROXHAPOX - Gent - photo by Gabrelle Gobeau Bianco
  • Linda Carrara - Floating objects - 50x100 - 2016

Più vicino a noi nel tempo, al posto dei volumi compariranno rami e lunghe foglie. Gli elementi naturali prendono il sopravvento dopo una sua residenza artistica a Kronstadt dove si immerge nella rappresentazione dell’acqua dei canali e di ciò che vi galleggia sopra o che si intravvede in profondità. I parallelepipedi sono invece divenuti volumi fisici uscendo dai quadri e assumendo la forma di travi più o meno lunghe disposte orizzontalmente o verticalmente.

  • Linda Carrara - Forest - Olio su tela applicata su legno - 13x18 cm -2020
  • Linda Carrara - osservando il canale - acrilico su tela (dittico) - 30x40 l'una - 2017
  • Linda Carrara - l'Adda

I finti marmi e i trompe l’oeil sono invece una conseguenza del grande amore di Linda Carrara per l’arte pittorica fino al rinascimento e in particolare per il Beato Angelico (Vicchio, 1395 circa – Roma, 1455) e per i dettagli messi in evidenza dallo storico dell’arte Georges Didi Huberman che, nel convento di San Marco a Firenze, notò che la Madonna delle ombre poggiava su quattro pannelli stranamente dipinti a vaste chiazze multicolore, ottenendo l’effetto di finti marmi. Si tratta di una tecnica impiegata successivamente per arredare edifici religiosi e civili e con la cui riproduzione unita a quella di finte colonne di marmo, ha voluto misurarsi.

  • Linda Carrara - Column - pigmento compresso e acrilico su carta arrotolata - 150x300 cm circa - 2017 - 2018
  • Linda-Carrara - false Carrara marble - wall paper from original drawings - 2017
  • Linda Carrrara - false Carrara marble - gesso and graphite on ancient oak beams - 2018
  • Linda Carrara - trompe l'oeil - 2016 - particolare
  • Linda Carrara - false Carrara marble - compressed pigment and acrylic on paper, assemblament of 20 frames - 50x70 cm each 2016

Infine, il frottage che ha rappresentato il tramite per il ritorno al paesaggio perché afferma: “consente di rubare la forma di oggetti naturali senza doverli rappresentare” semplicemente sfregando su parti di pavimento o su superfici ruvide da cui emergono rappresentazioni della realtà naturale che si ripete nelle medesime forme, indipendentemente dalla dimensione, come messo in evidenza dalla teoria dei frattali di Benoit Mandelbrot. Con il frottage realizzerà il ciclo Madonna delle Rocce ispirato al paesaggio della Vergine delle Rocce di Leonardo.

  • Linda Carrara - frottage Madonna delle rocce - trittico - 39,7x28 cm - olio su tela - 2019
  • Linda Carrara - frottage Madonna delle rocce - trittico - olio su tela 70x50 cm l'una circa - 2021

Con la pandemia e il desiderio di ritorno all’esterno, accumulatosi durante le chiusure, le diverse tessere del mosaico della ricerca di Linda Carrara si sono man mano composte convergendo, come in un processo osmotico, a formare il paesaggio, giunto a maturazione, della Prima passeggiata.

Linda Carrara at the osmosis between still life and landscapes

The exhibition La prima passeggiata by Linda Carrara (Bergamo, 1984) realized in a year-long period, starting from the end of the first lockdown, summarizes not only images of the memory of other walks but the path itself that led from the still life to the outside, in a strong interpenetration between those who are not styles but rather places, areas, in which to continue the investigation on painting and its ability to represent reality.


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