Enrico Minguzzi alla sfida della “natura morta”

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Alla Nuova Galleria Morone di Milano, Enrico Minguzzi (Cotignola-1981) con la mostra Fluoritura, riporta in auge il genere artistico della natura morta, in voga in Europa nel Sei-Settecento e che ha avuto come ultimo grande rappresentante italiano Giorgio Morandi. Lo fa in forme nuove, anche se classicheggianti: nuovi sono gli oggetti “naturali” che dispone al centro della scena su alzatine o vasi appoggiati su un piano, nuovo il colore predominante, un grigio in varie tonalità, nuovo anche il legame tra l’oggetto dipinto e la natura da cui proviene che troviamo raffigurata in alcuni quadri esposti.

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Il ritmo e la geometria della musica nelle nature morte di Gabriele Jardini

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Gabriele Jardini-Doppio scatto-oggetti ed alimenti tagliati. Installazione e foto-2013

Osservando le opere di Gabriele Jardini (Gerenzano, 1956), si può essere tratti in inganno da una apparente semplicità. Ad esempio, guardando per la prima volta la foto nell’immagine di apertura, “Doppio scatto, oggetti ed alimenti tagliati”, mi ero posto solo due domande: se la natura morta avesse ancora un senso nella nostra epoca di immagini digitali e a cosa egli si ispirasse, senza porre la necessaria attenzione ad osservarla per cogliere invece le caratteristiche del suo lavoro. Per quanto riguarda l’attualità della prima posso rispondere che, nonostante gli eccessi a cui il digitale ci ha abituato e di cui siamo complici, il desiderio di riprodurre elementi naturali come frutta e vegetali assieme al vasellame in un ambiente domestico, sia comunque espressione di un amore per la natura. In secondo luogo, la mia impressione che si trattasse di una reinterpretazione di un Asaroton, cioè di un pavimento a mosaico diffuso nelle ville greche e romane in cui erano inserite raffigurazioni di alimenti, era superficiale, perché egli vuole dirci molto di più.

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