L’Ecce Folium di Annalisa Di Meo


(Tempo di lettura 4 minuti)
Annalisa Di Meo – n° 3 – spago, lino e acrilico su tela – 2006

L’arte ambientale ha tra i suoi filoni la considerazione dei vari elementi che compongono il mondo vegetale: boschi, alberi, piante e fiori e alcuni degli artisti di cui ci siamo finora occupati ne hanno evidenziato i vari aspetti, con tecniche e finalità differenti. Marzia Migliora si è interessata di piante alimentari; Cesare Viel, Eugenio Tibaldi e Quayola hanno descritto orti e giardini; Giuseppe Penone e Margherita Galli hanno rappresentato interi alberi o tronchi; Pep Marchegiani e Margherita Leoni hanno dipinto fiori; Paola Marzoli si è concentrata sui fili d’erba; Silvia Infranco si è ispirata a splendidi erbari. Annalisa Di Meo (Brescia 1977), attualmente in mostra allo spazio Manifiesto Blanco fino al 18 giugno, ci invita invece guardare le foglie, a concentrarci su questa parte delle piante, finora piuttosto trascurata, con un titolo che è un imperativo: Ecce Folium.

Come ci ricorda Cristina Muccioli nel bel contributo critico che accompagna l’esposizione: “Dalle foglie …abbiamo imparato ad estrarre medicamenti, nutrimento, pigmenti, involucri…e supporti di scrittura e lettura…Eppure non le vediamo, non ce ne accorgiamo”. Considerazione certamente vera ed estendibile a molte altre parti del mondo vegetale, alle radici ad esempio ma anche agli alberi nella loro interezza e in generale ai tipi di erba e alle miriadi di fiori che ricoprono la terra ma le foglie, sicuramente, meritano un discorso a parte. Se è lontano il tempo in cui John Ruskin affermava “Se puoi dipingere una foglia puoi dipingere il mondo”, negli ultimi anni abbiamo assistito ad una rivalutazione, da un punto di vista botanico e filosofico, di questo elemento vegetale che va al di là del suo ruolo nella produzione di ossigeno. La mostra La botanica di Leonardo, svoltasi a Firenze a settembre del 2019, aveva messo in evidenza, tra l’altro, proprio le sue osservazioni sulle foglie, in particolare le regole di disposizione di queste sui rami (fillotassi), e poi la loro rappresentazione come nella Sala delle Assi del Castello Sforzesco di Milano o disseminata nelle sue opere grazie alla fisiotipia, la tecnica per riprodurle sulla carta nel modo più fedele. Recentemente è stato il contributo di Stefano Mancuso a evidenziare il ruolo dell’apparato fogliare nella neurobiologia delle piante e la loro capacità di evidenziare lo stress a cui sono sottoposte mentre dobbiamo al filosofo Emanuele Coccia e al suo bellissimo libro La vita delle piante. Metafisica della mescolanza, che contiene una Teoria della foglia, l’evidenziazione che la pianta è innanzitutto foglia e che essa è responsabile del segreto del clima, attraverso la formazione di un’unica atmosfera in cui si realizza il respiro, “il primo nome dell’essere – nel – mondo”.

Annalisa Di Meo indaga da anni le foglie, in particolare quelle larghe degli alberi latifoglie e dicotiledoni, cioè che presentano un apparato vascolare contorto e intricato, a partire dall’incontro con una foglia di quercia, da cui ha preso spunto una loro fenomenologia, mediante un processo di indagine e di raffigurazione di questo elemento. Si occupa di quelle che hanno perso l’epidermide superiore e inferiore e di cui sono rimaste visibili le venature che portavano acqua e sali e che, essendo composte da legno e cribro, hanno resistito al processo di decadimento formando un delicato ricamo. Lei si limita a raccoglierle quando sono a questo stadio, senza effettuare nessun ulteriore processo di invecchiamento e realizzando la sua attività artistica o riproducendole pittoricamente o facendone una trina attraverso un processo scultoreo-tessile o fissandole su carta, evidenziandone la trama reticolare.

Nascono così i suoi cicli di opere: Di spago – foglie, in spago, lino e acrilico su tela, per trasmettere un’immagine realistica di foglie consumate dal tempo;

  • Annalisa Di Meo - n.13 - spago, lino e acrilico su tela - 2019
  • Annalisa Di Meo - n.15 - spago, lino e acrilico su tela - 2019
  • Annalisa Di Meo - n.12 - spago, lino e acrilico su tela - 2019
  • Annalisa Di Meo - n.14 - spago, lino e acrilico su tela - 2019
  • Annalisa Di Meo - n.11 - spago, lino e acrilico su tela - 2019

Ritratto di foglia, in china, acquerello e matite su carta con l’unico obiettivo di sottolineare la bellezza compositiva degli elementi naturali più comuni in grado di emozionare per la loro semplicità;

  • Annalisa Di Meo - ritratto di foglia 3 - china, acquerello e matite su carta - 2020
  • Annalisa Di Meo - ritratto di foglia 4 - china, acquerello e matite su carta - 2020
  • Annalisa Di Meo - ritratto di foglia 1 - china, acquerello e matite su carta - 2020
  • Annalisa Di Meo - ritratto di foglia 2 - china, acquerello e matite su carta - 2020

Oltre la nebbia, realizzate con una foglia vera fissata su carta e policolor, osservabili solo attraverso il foro praticato in un foglio traslucido, per porre l’attenzione sulle nervature delle foglie.

  • Annalisa di Meo - oltre la nebbia 4 - foglia vera su carta e policolor - 2020
  • Annalisa di Meo - oltre la nebbia 2 - foglia vera su carta e policolor - 2019
  • Annalisa di Meo - oltre la nebbia 5 - foglia vera su carta e policolor - 2020
  • Annalisa di Meo - oltre la nebbia 1 - foglia vera su carta e policolor - 2019
  • Annalisa di Meo - oltre la nebbia 3 - foglia vera su carta e policolor - 2020

L’interesse di Annalisa Di Meo non è però esclusivamente estetico, per quanto certamente apprezzabile, ma piuttosto filosofico-esistenziale dato che per lei, queste parti delle piante, raffigurate alla fine del loro processo evolutivo, una volta che sono cadute dagli alberi, sono una parafrasi dell’esistenza umana. Il riferimento non è però, ai versi di Giuseppe Ungaretti della poesia Soldati “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie“, con cui il poeta evidenziava la fragilità e la precarietà dell’esistenza umana ma al suo opposto. La foglia, che ormai priva del suo tessuto epidermico e delle sue componenti spugnose, presenta solo il reticolo delle sue nervature, è invece rappresentazione al termine di una vita di ciò che è forte e resta, testimonianza del carattere unico di ogni esistenza, che può così apparire evidente agli altri. L’insistenza su questa fase della vita è un invito a non buttare via queste individualità, proprio perché è “alla fine della vita che si sa ciò che si è diventati”, mi dice. Essere umani come essere foglie è certo un’esistenza normale ma di quella normalità che rende speciali e unici.

Discorso molto profondo quello di Annalisa Di Meo che, quindi, rinuncia a un facile esercizio pittorico di pura rappresentazione della foglia nelle diverse fasi evolutive, di cui pur sarebbe certamente capace, ai colori certamente attraenti dell’autunno per concentrarsi invece su un periodo della vita fatto di marroni, neri, grigi ma in cui emergono con forza i sistemi reticolari, la struttura.

“Quando vedo le foglie sono felice e vorrei condividerlo”, mi confessa. La mostra incuriosisce e ci invita ad andare al di là della pura rappresentazione artistica. Sarà interessante capire in che direzione evolverà.

Abstract

Annalisa Di Meo has been investigating the leaves for years. It deals with those whose veins that carried water and salts have remained visible and which have resisted the process of decay, forming a delicate embroidery. These leaves represent, for her, a paraphrase of human existence, representation of what is strong and remains at the end of a life, testimony of the unique character of every existence, which can thus appear evident to others, because it is “at the end of life you know what you have become”.


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