L’arte dal carcere di Zehra Dogan, dedicata alle sorelle Mirabal, al PAC di Milano

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Zehra Doğan-Özdinamik-Auto-dinamica-2017- carcere di Diyarbakir-Penna a sfera, caffè, curcuma, succo di prezzemolo su giornale-67 x 56 cm

Al PAC di Milano, subito prima della ennesima chiusura temporanea, sono riuscito a visitare la sala dedicata a Zehra Dogan, la giovane artista curda di cui sono esposte una serie di opere realizzate durante la detenzione nelle carceri turche, allestita in contemporanea con l’esposizione, ben più ampia, dedicata all’artista e fotografa Luisa Lambri. Questo accostamento la rende ancora più notevole perché, passare dalle sale ampie e luminose, in cui sono esposte le foto dedicate ai giochi di luce sui dettagli di edifici e opere d’arte della Lambri, allo spazio piuttosto raccolto e poco illuminato dello spazio dedicato alla Dogan, ci fa percepire le differenze che continuano ad esistere quando parliamo di ambiente e degli effetti del cambiamento climatico tra chi ha di più e chi ha meno. In particolare, in questo caso, ci rendiamo conto che se tutti viviamo in un mondo con gravi problemi ambientali, degli esseri umani, in particolare i detenuti, in alcuni paesi vivono una condizione ancora peggiore. Per questo motivo torno ad affrontare il problema di cui avevo scritto già ad aprile dello scorso anno.

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Auguri e ringraziamenti

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Gouache Manfredo Fanti© e poesia Aky Vetere© tratti da ERRARE HUMANUM EST, 2020

L’ultimo post di questo anno è composto da un biglietto di auguri e da ringraziamenti. Di auguri abbiamo certamente bisogno tutti, ma non possiamo nasconderci che le frasi e gli aggettivi di rito quest’anno corrono il rischio di apparire inappropriati. Sappiamo già che il Natale sarà in tono minore e che il 2021 sarà ancora occupato, almeno per buona parte, dai bollettini della pandemia, anche se speriamo che i vaccini arrivino in fretta e siano efficaci. Per il biglietto ho scelto una gouache di Manfredo Fanti e una poesia di Aky Vetere tratti da Errare Humanum Est, lavoro curato assieme a loro anche da Rossana Baroni. Ma questo è anche il momento dei ringraziamenti agli artisti, che hanno particolarmente sofferto in questo periodo di chiusura di mostre, gallerie e musei, perché avremo ancora più bisogno delle loro opere e delle loro immagini, per aiutarci a sopportare e a elaborare la fase che stiamo vivendo e quindi vogliamo incoraggiarli a continuare nel loro lavoro.

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Urban Art: un museo sempre aperto

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  • Milano Vicolo P. Manzoni zona Brera - 1998 - Copyright Antonio Cereda

Il Coronavirus o Covid-19, ha costretto alla chiusura di vari luoghi in cui si svolge abitualmente la nostra vita e tra questi i musei. Il divieto è stato, però, l’occasione per riflettere che le opere d’arte non sono collocate soltanto in importanti edifici appositamente dedicati ad accoglierle, ma anche negli spazi aperti delle città. Non ci riferiamo soltanto alle statue o alle nuove realizzazioni degli architetti di grido, ma a quella espressione artistica raccolta sotto il nome di Street Art o di Urban Art.

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Bagliori dagli Antipodi

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Fiona Hall – Lay me down (dettaglio)- 2018/2019 – archivio personale 2020

L’Australia ha preso il posto dell’Amazzonia nelle nostre preoccupazioni e nei nostri incubi diurni. Le notizie che ci sono giunte sulle conseguenze dei roghi che si sono sviluppati, sono certamente drammatiche. Parlano di ca. 10 milioni di ettari di territorio coinvolto (un terzo dell’Italia), persone morte o senza casa, un numero elevato di animali periti nelle fiamme, quattrocento milioni di tonnellate di CO2 riversate nell’atmosfera (pari a quelle emesse da vulcani e altri processi geologici, ogni anno, nel mondo).

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